MA È VERO CHE IL CONDOMINIO PUÒ FARSI GIUSTIZIA DA SE?
Risponde l’avvocato Simone Labonia, spiegandoci la normativa.
Essere il condomino più rumoroso, polemico o semplicemente più “difficile” del palazzo non è, di per sé, sufficiente per vedersi recapitare una multa. Il condominio, infatti, non può trasformarsi in una sorta di tribunale privato capace di sanzionare ogni comportamento sgradito. Ma quando il comportamento viola concretamente le regole condominiali, una sanzione economica può essere perfettamente legittima.
La norma fondamentale è l’articolo 70 delle disposizioni di attuazione del Codice civile, che consente al regolamento di condominio di stabilire, per le infrazioni alle sue disposizioni, il pagamento di una somma fino a 200 euro, elevabile fino a 800 euro in caso di recidiva, destinata al fondo per le spese ordinarie. La sanzione, quindi, non può essere inventata dall’amministratore o decisa arbitrariamente dagli altri condomini: deve trovare fondamento nel regolamento condominiale.
Il punto decisivo è proprio questo: non si può multare una persona semplicemente perché è antipatica, litigiosa o crea tensione nei rapporti di vicinato. Occorre che vi sia una specifica violazione delle regole condominiali. Può trattarsi, ad esempio, dell’uso improprio delle parti comuni, di rumori vietati dal regolamento, dell’inosservanza degli orari stabiliti per determinate attività, dell’abbandono di rifiuti negli spazi comuni o di altre condotte espressamente disciplinate.
Anche la Corte di Cassazione ha chiarito che il potere sanzionatorio del condominio è circoscritto alle sanzioni pecuniarie previste dalla legge, escludendo forme di “autotutela” o punizioni diverse.
La filosofia della norma è dunque chiara: il condominio può sanzionare chi non rispetta le regole, ma non può punire chi semplicemente non piace agli altri. La multa è uno strumento di disciplina della vita condominiale, non un’arma per regolare antipatie personali.





