You are here
Accadde oggi: il 1 marzo 1953 un infarto portò alla morte Stalin Attualità 

Accadde oggi: il 1 marzo 1953 un infarto portò alla morte Stalin

Accadde oggi: nella dacia Bližnjaja, il 1 marzo 1953, 68 anni fa, un infarto colpi’ Stalin che lo portò alla morte 4 giorni dopo.  Richiamata da un rumore, la governante Marina Petrovna trovò il dittatore steso vicino al grammofono. Sembrava precipitato nel sonno. Alcool? Malore? Il capo delle guardie non se la sentì di chiamare un dottore a caso: da gennaio si sapeva che Stalin aveva fatto accusare 15 medici, per lo più ebrei, di aver avvelenato dirigenti del Partito. Imputazione da fucilazione. Se vedeva scorrere il passato, il settantatreenne alto un metro e 58 che giaceva per terra, a tratti con la gamba destra scossa da contrazioni, deve aver incrociato le tante direttive firmate per dar corpo all’orrore del Gulag: almeno tra il 1934 e il 1947, un sistema basato su 53 lager, 426 colonie penali, 50 campi per minorenni. Un meccanismo persecutorio nato contro i “nemici di classe”, poi virato da Stalin anche contro i comunisti giudicati fuori linea, che avrebbe fatto ingoiare nel buco nero della repressione nell’URSS venti milioni di vite. Esistenze spezzate da pene capitali, detenzioni inumane, carestie, torture, deportazioni di minoranze etniche su lerci vagoni ghiacciati di treni, malattie contratte nei lavori forzati.

Preferì, l’intimidito capo delle guardie, chiamare alla dacia Lavrentij Pavlovič Berjia, massimo responsabile politico della sicurezza. Non si sa se per ritardare i soccorsi o per analoga paura, Berija ritenne che scegliere il clinico adatto spettasse alla “direzione ristretta”. Era l’alba del 2 marzo quando attorno a Stalin si sarebbero radunati anche Malenkov, Kruscev, Kaganovic, Vorošilov, Mikojan, Bulganin. Optarono per il professor Lumoskij, il quale arrivò tra le dieci e mezzogiorno e reputò necessaria una squadra di rianimatori. Giunse nel pomeriggio. Stalin rimaneva privo di coscienza, si cercò una macchina per la respirazione. Il trasporto subì ritardi, nella dacia ci si accorse che il voltaggio non era adeguato. Dal rapporto a verbale di un anestesista: “A quel punto ordinammo una grossa batteria elettrica che ci fu trasportata su un camion Zis da dieci tonnellate, ma per scaricarla fu necessario attendere un camion gru (…) Ci fu un baccano terribile, come se la casa crollasse. I compagni dirigenti ordinarono subito di fermare il motore. Allora i tecnici cercarono di installare il blocco-motore nel giardino. (…) Rimessa in moto, la macchina cominciò a vibrare in modo tale che fece un buco nella neve, si sbilanciò e smise di funzionare”.

Lumoskij prescrisse un massaggio cardiaco. Un omone tentò con la forza di strappare a Stalin un respiro. Lo interruppe Kruscev: “Per favore, fermati! Non vedi che quest’uomo è morto?”. Così era. Ma non per i cittadini sovietici, allora informati che il “Piccolo Padre” era in pericolo di vita. Il dittatore aveva affondato quasi in ogni famiglia del Paese gli artigli della repressione. Tuttavia era riuscito a far dimenticare il patto del 1939 con la Germania di Hitler e la sorprendente ingenuità con la quale, nel 1941, non aveva messo in conto l’invasione nazista dell’URSS. Dopo, Stalin era risultato determinante per sottrarre l’Europa alla morsa del Führer. Non si capirebbe la solidità del suo potere senza aver presente la politica di modernizzazione che lo aveva portato a dire nel 1931: “Siamo da 50 a cent’anni indietro rispetto ai Paesi progrediti. Dobbiamo colmare questa distanza in dieci anni. O lo facciamo o ci schiacceranno”. Era rimasto un divario. Ma la Russia non era stata schiacciata dalla Germania. Il 9 marzo, giorno dei funerali di Stalin, a Mosca la folla fu tale che nella calca morirono numerose persone. Potenza e tragicità di un sistema, non di un solo uomo. Anche se a quell’uomo si attaglia una definizione trovata in un quaderno dello scrittore Maksim Gorkij: una “mosca mostruosa”, alla quale “la propaganda e l’ipnosi della paura avevano conferito proporzioni incredibili”

scritto da 







Related posts

error: Attenzione, il contenuto è protetto.

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi