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STORIE DI REMO, GLI OCCHI DELLA LADRA Attualità 

STORIE DI REMO, GLI OCCHI DELLA LADRA

*Decima puntata

I movimenti dei due erano seguiti dagli inquirenti che,pur essendo in grado di recuperare la preziosa refurtiva con un blitz dei Carabinieri del Nucleo Patrimoniale,avevano deciso di chiedere la collaborazione della Bundespolizei per monitorare i movimenti della Mercedes in territorio tedesco .
Lo scopo era di arrivare al mandante del furto, per poi chiedere l’estradizione dei malviventi e la restituzione del reperto rubato allo Stato Italiano.


Ombre silenziose, occhi elettronici pilotati dalle cimici piazzate nottetempo all’interno dell’auto ,seguirono il viaggio del veicolo fino a Monaco di Baviera .Il piano era chirurgico:pedinamento tedesco fino all’hotel,poi al momento della consegna sarebbe scattato il blitz congiunto.
Gli agenti italiani non avrebbero eseguito l’arresto ,non avendo giurisdizione sul suolo germanico,ma avrebbero assistito alla cattura in flagranza dei tre.
Il Kaiser conosceva quell’elmo a memoria; era pubblicato ovunque,sul catalogo del museo e sui più famosi manuali di archeologia ellenica.
Il rapporto con i due antiquari italiani era collaudato da tempo ,
al punto che il collezionista sapeva di potersi fidare ciecamente di loro .
Era stato informato della operazione fin dall’inizio e ne aveva seguito l’evoluzione passo dopo passo.I patti erano chiari;appena in possesso del reperto ,il Kaiser avrebbe consegnato l’importo pattuito,metà’in contanti e metà in oro valutato a peso con le quotazioni di Borsa.
La Mercedes viaggio’senza intoppi fino a Monaco ,dove giunse per l’ora di pranzo.Il programma prevedeva una “colazione di lavoro”con il super cliente,poi nella camera dell’hotel sarebbe avvenuta la consegna del prezioso oggetto e contestualmente il pagamento.
L’indomani ,se fosse filato tutto liscio la coppia di mercanti sarebbe ripartita per l’Italia con le tasche piene e la coscienza sporca.
Ma le cose purtroppo di li a poco sarebbero precipitate:
La rete della Giustizia era inesorabilmente calata sulla scena.
Nella hall cinque finti turisti discutevano sommessamente tra loro.
Erano tre agenti della Bundespolizei e due Carabinieri del Nucleo TPC.
Abiti civili,occhi da falco e pistole nelle fondine ascellari ,aspettavano il momento giusto per entrare in azione.

 


Si alzarono insieme.
Passo deciso verso la reception ,dove poc’anzi i tre”osservati speciali”avevano ritirato le chiavi della camera 202,secondo piano.
Tesserini alzati sotto gli occhi del maitre,che impallidì.
“Polizie!Nessuna domanda”
Presero le scale frettolosamente con le pistole in pugno .Al pianerottolo del secondo piano si fermarono con le orecchie tese.
Sentirono la porta della 202 che si chiudeva e lo scatto della chiave elettronica che ne confermava la chiusura dall’interno.
Il direttore era salito con i detective ; aveva tra le mani un passepartout e il viso bianco come un lenzuolo.
Bussarono.Un colpo secco,autoritario:
“Polizie!Aprite subito!”
La porta si aprì e l’irruzione degli agenti seguì’in pochi secondi.
L’elmo campeggiava in tutta la sua millenaria fierezza ,liberato dal pluribaal,nudo e bellissimo sotto la luce della vicina lampada a muro.
Uno dei carabinieri fece due passi e lo prese tra le mani,con delicatezza ,come si prende in braccio un bambino.
“Buongiorno signori”-disse il Maresciallo,gelido-.
“La visita guidata finisce qui.”

 

Camily bosch

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