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Sapri, chiusura punto nascite: scatta lo stato di agitazione Provincia Provincia e Regione zonarcs 

Sapri, chiusura punto nascite: scatta lo stato di agitazione



La prevista chiusura del Punto Nascita dell’Ospedale Immacolata di Sapri, fissata per il prossimo 16 novembre 2026, rappresenta una decisione che rischia di compromettere ulteriormente il diritto alla salute delle comunità del Golfo di Policastro e delle aree interne del Cilento. CISL FP Salerno, UIL FP Salerno e CGIL FP Salerno esprimono la propria ferma contrarietà a una scelta che non può essere affrontata esclusivamente attraverso parametri numerici, senza considerare le peculiarità geografiche, infrastrutturali e sociali di un territorio già fortemente penalizzato dalla distanza dai principali presidi ospedalieri. La sicurezza delle madri e dei nascituri deve rappresentare una priorità assoluta, ma proprio per questo non può essere disgiunta dalla concreta accessibilità ai servizi sanitari, dai tempi di percorrenza, dall’efficienza della rete dell’emergenza e dalla disponibilità di strutture alternative adeguatamente organizzate. Oggi, tuttavia, esiste una questione soprattutto politica che non può più essere elusa. Con l’uscita della Regione Campania dal Piano di Rientro sanitario, si è aperta una nuova fase nella quale la programmazione regionale deve assumere un ruolo ancora più determinante. Non è più accettabile che ogni scelta venga rappresentata come una conseguenza inevitabile di vincoli esterni, senza che venga esercitata fino in fondo la responsabilità politica e istituzionale di ricercare soluzioni alternative. Il rispetto della normativa nazionale e degli standard di sicurezza resta imprescindibile, ma ciò non esonera la Regione dal valutare ogni strumento consentito, comprese le procedure di deroga motivate dalle particolari condizioni territoriali, e dal garantire le risorse e gli interventi organizzativi necessari. La Regione Campania deve decidere quale modello di sanità intende garantire ai propri cittadini: una sanità che concentra progressivamente i servizi nei grandi centri oppure una sanità pubblica capace di assicurare risposte anche alle comunità più periferiche. Non si può parlare di contrasto allo spopolamento delle aree interne e, contemporaneamente, privare quei territori di servizi essenziali come il Punto Nascita. Non si può invocare la prossimità delle cure mentre si allontanano i servizi dalle persone. Il confronto tra la Presidenza della Regione e i sindaci dei territori interessati, pur rappresentando un passaggio istituzionale importante, non ha prodotto, allo stato, alcuna soluzione concreta capace di scongiurare la chiusura. Il tempo degli approfondimenti non può trasformarsi nel tempo dell’immobilismo. Il 16 novembre è ormai alle porte e ogni ulteriore rinvio rischia di rendere irreversibile una decisione che avrebbe conseguenze profonde sull’intero territorio. Per queste ragioni, CISL FP Salerno, UIL FP Salerno e CGIL FP Salerno proclamano unitariamente lo stato di agitazione del personale interessato e richiedono formalmente al Prefetto di Salerno l’attivazione della procedura di raffreddamento e conciliazione, individuando nella Regione Campania l’interlocutore istituzionale responsabile delle scelte di programmazione sanitaria. Le Organizzazioni Sindacali chiedono l’immediata sospensione del provvedimento di chiusura, l’apertura di un confronto urgente con la Presidenza della Regione Campania e l’individuazione di una soluzione tecnicoamministrativa che consenta il mantenimento del Punto Nascita, nel pieno rispetto delle condizioni di sicurezza per pazienti e operatori. La vertenza non riguarda soltanto la salvaguardia di un reparto o la tutela dei professionisti che vi operano. Riguarda il principio stesso di equità nell’accesso alle cure e il futuro della sanità pubblica nelle aree periferiche della provincia di Salerno. CISL FP Salerno, UIL FP Salerno e CGIL FP Salerno, in assenza di risposte immediate e concrete, si riservano di mettere in campo tutte le ulteriori iniziative di mobilitazione consentite, coinvolgendo lavoratori, amministratori locali e comunità interessate. La politica non può limitarsi a prendere atto delle chiusure. Deve assumersi la responsabilità delle scelte. Sapri non chiede privilegi. Chiede il diritto a una sanità sicura, accessibile e dignitosa.

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