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Merce scomparsa e aziende truffate, chieste condanne per quattro Cronaca 

Merce scomparsa e aziende truffate, chieste condanne per quattro

Truffe alle aziende di trasporto su gomma: la procura generale chiede conferma delle quattro condanne inflitte in primo grado ad altrettanti imputati, coinvolti nella maxi inchiesta “Big Boat”, che scoprì un vasto sistema di raggiri a danno di aziende sparse in tutta Italia, con la merce che spariva durante il tragitto. Il 5 febbraio toccherà alle difese discutere, prima della sentenza della Corte d’Appello di Salerno. Tra gli avvocati difensori, Armando Lanzione. Le richieste riguardano Salvatore Terracciano, già condannato a 3 anni e 2 mesi di reclusione, Domenico Viola, , 2 anni e 4 mesi la condanna precedente, Gerarda Giordano, 2 anni e 2 esi e Pietro Napolano, 4 anni e 4 mesi. Il blitz che risale a qualche primavera fa portò all’esecuzione di 39 misure cautelari contro un’organizzazione che lavorava attraverso una falsa impresa di trasporto, aggiudicandosi commesse da imprese nazionali ed internazionali.

La merce veniva poi sottratta durante il tragitto, attraverso un rete di ricettatori. Il cuore del raggiro era l’Agro nocerino sarnese e l’hinterland vesuviano, con sparizioni di merce in tutta Italia e accuse contestate di associazione per delinquere, a vario titolo, finalizzata alla truffa, al falso, alla ricettazione e alla appropriazione indebita. Diverse furono le posizioni stralciate. In questi giorni, a Nocera Inferiore si sta celebrando il processo nei riguardi dei capi presunti dell’organizzazione. Le indagini partirono nel 2012: il gruppo si sarebbe avvalso anche di documentazioni fasulle realizzate ad hoc per ottenere il trasporto, apparentemente in regola, falsi documenti di circolazione falsificati, polizze assicurative alterate per una truffa complessiva dal valore di numerosi milioni di euro.

Tra gli attuali imputati, c’era chi si intestava formalmente alcuni documenti a chi costituiva ditte individuali per fare da intermediari e poi dividere gli utili. I primi sequestri avvennero nell’Agro, in due depositi a Sarno. In alcuni casi, la merce fu anche riconsegnata a qualche proprietario fortunato. Tra le vittime illustri anche la Marcegaglia spa, impresa nota nel settore della siderurgia. A sparire era di tutto: dalle motoslitte al Parmigiano Reggiano, ai vini, prodotti per l’edilizia, profumi, cibo, accessori per computer, giochi per bambini, fertilizzanti, indumenti. (fonte: ilmattino.it)

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