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La giustizia protegge il sonno del vigilante L'Avvocato risponde 

La giustizia protegge il sonno del vigilante

Sentenza 25573/2019 Corte di Cassazione – Sez. Lavoro. Viviamo in una strana epoca in cui, quello che ci sembra logico, non trova quasi mai riscontro con l’applicazione di norme e pronunciamenti giudiziari. Il caso che prendiamo oggi in esame ne è la controprova in quanto, quello che è il legittimo giudizio dell’uomo della strada, si scontra con le sentenze emesse in ben tre gradi di giudizio.

Il fatto è molto semplice, all’apparenza!

Una guardia giurata, demandata al controllo notturno di un padiglione commerciale, durante le ore del suo delicato servizio, si addormenta della grossa e così viene trovata dai responsabili dell’attività: sdraiata su un divano, con gli occhi chiusi ed il respiro tranquillo di chi sta facendo un bel sogno. Ineccepibile sembrerebbe il provvedimento di licenziamento da parte dell’azienda, nei confronti di chi aveva completamente tradito l’incarico affidatogli, motivando le cause della scelta, come conseguenti all’abbandono del posto di lavoro. Ora, sembrerebbe manifesto che, il lavoro del vigilante, doveva essere quello di vegliare sulla sicurezza del plesso quindi, dormire, equivaleva a non svolgere l’attività a cui era stato assegnato. Ebbene non è così!

I proprietari dell’azienda, rimasti allibiti dopo la sentenza di primo grado che aveva dato ragione al lavoratore, ritenendo ingiustificato il licenziamento, disponendone il reintegro con scuse e pagamento dei danni, sicuri dell’assurdità del pronunziamento, fanno ricorso in Appello, certi che giustizia verrà fatta.

Anche la Corte di Appello, però, ritiene che dormire su un divano non costituisca abbandono del posto di lavoro anche perché, dal divano, si può anche intravedere il padiglione che dovrebbe essere protetto da visite notturne di ladri e malintenzionati! Perso anche questo secondo grado di giudizio, non rimane che ricorrere agli Ermellini della Cassazione, depositari del “sapere giuridico”.

Ma, udite udite! Anche quest’ultimo provvedimento conferma che, il vigilante che dorme, non configura alcuna fattispecie di causa prevista dal contratto, che possa dare adito ad un drastico licenziamento: casomai, solo un rimprovero e una lieve ritenuta sullo stipendio.

Vi assicuro che, alla fine del racconto di questa lunga storia di “giustizia impopolare”, mi è venuta voglia di fare il vigilante: forse sarebbe la soluzione per risolvere i miei antichi problemi di insonnia.

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