MENTRE ERO IN PALESTRA MI SONO ACCORTA DI ESSERE FILMATA DA ALTRI: MA LA LEGGE LO CONSENTE?
L’avvocato Simone Labonia ci spiega i limiti consentiti di questa prassi.
Nell’epoca dei social network e dei fitness influencer, filmare un allenamento in palestra è diventata una pratica diffusissima. Smartphone appoggiati sugli attrezzi, dirette streaming, reel e video motivazionali fanno ormai parte del panorama quotidiano di molti centri sportivi. Tuttavia, ciò che appare normale non sempre è pienamente lecito. La presenza involontaria di altre persone nelle riprese può infatti creare problemi legati alla privacy, al diritto all’immagine e, in alcuni casi, persino responsabilità civili o penali.
La palestra, pur essendo aperta al pubblico, resta infatti un luogo privato. Ciò significa che il titolare della struttura può stabilire regole interne sull’utilizzo di telecamere e smartphone. Alcuni centri consentono liberamente le riprese personali, altri le vietano espressamente nel regolamento contrattuale sottoscritto dagli iscritti. Ignorare tali disposizioni può comportare l’allontanamento o addirittura la risoluzione dell’abbonamento.
Sul piano giuridico, occorre distinguere tra semplice ripresa e pubblicazione del video. In linea generale, effettuare una registrazione in un luogo aperto al pubblico non costituisce automaticamente illecito. Tuttavia, quando nel video compaiono persone riconoscibili, entrano in gioco le norme sulla tutela dell’immagine e della riservatezza previste dal Codice Civile. Se una persona viene ripresa accidentalmente sullo sfondo, senza essere il soggetto principale del video, la situazione è normalmente tollerata, soprattutto se le immagini restano ad uso privato. Diverso è invece il caso in cui il soggetto sia chiaramente identificabile, magari in abbigliamento sportivo aderente o durante esercizi particolari, e il filmato venga pubblicato online senza autorizzazione.
La diffusione sui social rappresenta infatti il momento più delicato. Pubblicare un video in cui altri clienti della palestra sono riconoscibili potrebbe integrare una violazione del diritto all’immagine, soprattutto se il contenuto provoca disagio, imbarazzo o esposizione indesiderata. Il soggetto ripreso potrebbe chiedere la rimozione del materiale e persino un risarcimento del danno.
In concreto, il comportamento più corretto consiste nel limitare le riprese al proprio allenamento, evitando di inquadrare terzi oppure oscurandone il volto prima della pubblicazione.
La libertà di creare contenuti social, dunque, incontra limiti ben precisi quando entra in contatto con la privacy altrui. In palestra non tutto ciò che è tecnicamente possibile diventa automaticamente lecito: il diritto all’immagine e alla riservatezza continua a prevalere..





