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Il 28 aprile del 1932 l’annuncio del vaccino contro la febbre gialla Attualità 

Il 28 aprile del 1932 l’annuncio del vaccino contro la febbre gialla

Accadde oggi: era il 28 aprile del 1932 (89 anni fa) quando ci fu l’annuncio della scoperta del vaccino contro la febbre gialla.

La dimostrazione che il virus poteva essere ospitato dai primati e dal topo consentì di cominciare sperimentazioni, prima di siero-profilassi passiva (immunizzando scimmie e cavalli) e in seguito di vaccinoprofilassi antiamarillica che, a partire dal 1931, cominciarono ad essere tentate e che aprirono la strada al moderno approccio di controllo delle epidemie. Due vaccini attenuati furono sviluppati quasi contemporaneamente, a partire dal 1932, il primo fu il vaccino neurotropico francese, ottenuto dal virus umano trasferito nel cervello dei topi, il secondo fu il vaccino 17D americano trasferito negli embrioni di pollo. La storia del vaccino francese, iniziata nel 1932, ebbe il suo culmine fra il 1939 e il 1959 quando furono somministrate oltre 38 milioni di dosi, principalmente per scarificazione unitamente al vaccino del vaiolo, nei paesi francofoni dell’africa francese. Si osservò un crollo dell’incidenza della malattia nei paesi sottoposti a vaccinazione, ma un’incidenza elevata di reazioni encefalitiche nei bambini portò nel 1961 ad interromperne l’utilizzo nei bambini sotto i 10 anni, con il blocco della produzione nel 1980. Lo sviluppo del secondo vaccino inizia nel 1937. Max Theiler e Hugh H. Smith  dell’Università Rockefeller di New York fecero una prima comunicazione per l’utilizzo di un nuovo isolato virale, chiamato più precisamente 17D, per l’immunizzazione umana. L’anno seguente, dopo ripetute esperienze indirizzate alla produzione e all’applicazione clinica, Smith e i suoi collaboratori proposero un metodo sicuro per un’immunizzazione su larga scala contro la febbre gialla. Max Theiler fu premiato nel 1951 con il Premio Nobel per la medicina. Si iniziò in Brasile vaccinando 59.000 persone, i primi dati dimostrarono una larga copertura vaccinale in quanto nel 95% dei soggetti vaccinati si rilevava positività sierologica per gli anticorpi specifici contro il virus amarillico. Reazioni avverse di media entità si registravano a distanza di 5-8 giorni dopo la vaccinazione e nel 10-15% dei vaccinati. Nel 1940 furono registrati casi di ittero ed encefalite in Brasile. Negli USA nel 1942 si osservarono però numerosi casi di epatite nei militari perché siero infetto poteva essere inavvertitamente utilizzato per preparare il vaccino. Tra il 1951 e il 1952 si verificarono 15 casi di encefalite post-vaccino nel Regno Unito, in USA, e in Francia, questi eventi portarono alla raccomandazione di escludere dalla vaccinazione con il 17D i bambini sotto i 6 mesi di vita. Nel periodo 1950-53, a seguito di un’epidemia, nel Sud del Brasile, furono vaccinate 12 milioni di persone. Studi pubblicati nel 1958 dimostrarono che la copertura vaccinale era di lunga durata, fornendo contemporaneamente indicazioni per la re-immunizzazione dei viaggiatori a distanza di 10 anni dalla prima vaccinazione. Dal 1940 al 1953 le campagne vaccinali nelle nazioni francofone dell’Africa occidentale, ove milioni di africani furono vaccinati, portarono il numero complessivo a 46.391.582 persone. Questa politica sanitaria determinò un crollo dei casi di febbre gialla notificati. In contro tendenza i casi continuarono in quei paesi, prevalentemente anglofoni, ove le campagne vaccinali non erano state implementate. La più grande epidemia di febbre gialla si registrò infatti in Etiopia tra il 1960 e il 1962; si calcola che in quella occasione furono colpiti 100.000 residenti delle regioni sud-occidentali del paese. Si trattava di popolazioni prive di qualsiasi tipo di resistenza naturale all’infezione e l’epidemia uccise circa 30.000 persone. La sospensione della vaccinazione nel 1961 nei bambini sotto i dieci anni nell’Africa occidentale francofona determinò, quattro anni dopo, l’esplosione di un focus epidemico in un’area della savana senegalese. I bambini colpiti erano quelli nati dopo l’ultimo ciclo vaccinale praticato di routine. Si stimò che ci furono circa 20.000 casi con un tasso di letalità pari al 10%. Per controllare l’epidemia si intraprese una campagna vaccinale di massa con il vaccino neurotropico francese, ma si registrarono però 248 casi di encefalite e per queste complicanze la produzione di questo vaccino fu definitivamente sospesa. Nel 1971 si registrò un’epidemia in Angola e nello stesso decennio si registrarono epidemie  anche in Ghana e in altre nazioni anglofone che non avevano attivato campagne vaccinali, in questi casi fu registrato un tasso di morbosità elevato tra gli adulti. In seguito anche in queste nazioni anglofone furono estese le campagne vaccinali. Dunque grazie alla vaccinazione e al controllo efficace dell’Aedes aegypti è stato possibile ottenere innegabili successi nel complesso mondo tropicale e in particolare in Africa occidentale ma purtroppo negli ultimi 25 anni si è rilevata la ripresa della febbre gialla e della dengue in alcune zone. Le cause di queste riacerbazioni epidemiche possono essere collegabili agli accresciuti movimenti mondiali dei trasporti di merci e persone, all’introduzione in aree urbane altamente antropizzate di vettori scarsamente controllabili e non ultimo, va ricordato con la dovuta preoccupazione, al ruolo del fattore climatico.

 

La febbre gialla, detta anche febbre amarilla (delle Antille) o tifo itteroide, ittero tifoide, vomito nero è una malattia virale acuta.  La malattia è causata da un virus a singolo filamento positivo di RNA, appartenente alla famiglia Flaviviridae, cui appartengono anche i virus responsabili della dengue e della encefalite giapponese, ed è trasmesso dai Culicidae (zanzare) infette attraverso la puntura. Le zanzare restano infette per tutta la loro vita e infettano gli umani, altri primati e diverse specie di zanzare. In città, si diffonde principalmente attraverso le zanzare della specie Aedes aegypti.  Ogni anno la febbre gialla provoca 200.000 contagi e 30.000 decessi  e quasi il 90% di questi si verificano in Africa. Quasi un miliardo di persone vivono in una zona del mondo in cui la malattia è endemica, come le zone tropicali del Sud America e dell’Africa, ma non in Asia. Dal 1980, il numero di casi di febbre gialla è in costante aumento. Si ritiene che ciò sia dovuto a un minor numero di persone che risultano immuni, alla crescita delle persone che vivono in città e che si muovono più frequentemente e ai cambiamenti climatici.

 

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