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Fonderie Pisano, il destino degli operai appeso alla decisione del Tar Attualità Primo piano zonarcs 

Fonderie Pisano, il destino degli operai appeso alla decisione del Tar



Fonderie Pisano di Salerno, mentre sul futuro dello stabilimento di via dei Greci si addensa lo spettro dei licenziamenti collettivi i  lavoratori, attualmente senza ammortizzatori sociali e in stato di agitazione, attendono sviluppi sullo scontro tra la proprietà e la Regione Campania, arrivato a un nuovo passaggio decisivo sul fronte delle autorizzazioni ambientali.

Al centro della vicenda c’è il ricorso presentato dall’azienda al Tar di Salerno contro il provvedimento regionale del 26 agosto scorso. In quella data la Regione ha bloccato la Conferenza dei servizi, ritenendo necessario sottoporre il progetto per il rilascio dell’Autorizzazione integrata ambientale (Aia) anche alla Valutazione di impatto ambientale e alla valutazione di incidenza ambientale. Secondo la società, invece, si tratterebbe di procedure non necessarie, destinate ad allungare ulteriormente i tempi dell’iter autorizzativo. La pronuncia dei giudici amministrativi sarà un passaggio importante, ma potrebbe non essere sufficiente a definire il destino dello stabilimento.  Le tensioni si sono ulteriormente acuite dopo l’incontro tra l’amministratore delegato Ciro Pisano e i tecnici regionali nella sede di via Clark. Sul tavolo c’era anche l’ipotesi di una ripartenza attraverso l’utilizzo di un forno elettrico, ma il confronto non avrebbe prodotto risultati concreti. L’imprenditore ha accusato la Regione di aver alzato un muro, denunciando l’impossibilità di riavviare l’attività anche con un solo forno elettrico. Di diverso avviso l’assessora regionale all’Ambiente Claudia Pecoraro, secondo la quale la proprietà si sarebbe presentata all’appuntamento senza un progetto concreto sul quale avviare una valutazione formale.+ «Non siamo riusciti a ottenere il placet per avviare la Conferenza dei servizi per esaminare questo tipo di forno», ha dichiarato Ciro Pisano. «Un’azienda ha bisogno di tempi certi. Da sette mesi siamo fermi e la procedura indicata dalla Regione ci fa andare fuori mercato. Alla luce di queste situazioni, siamo costretti a non far lavorare più i nostri operai». Nel frattempo, cresce la preoccupazione tra i dipendenti che proseguono il presidio nel quartiere di Fratte. L’eventualità dei licenziamenti collettivi si aggiunge a mesi di incertezza, mentre la prospettiva della delocalizzazione, considerata uno dei nodi centrali della vertenza, sembra essersi progressivamente allontanata dal confronto. La segretaria della Fiom Cgil, Francesca D’Elia, ha ribadito che la mobilitazione proseguirà, chiedendo alla Regione di chiarire quali siano gli orientamenti per il futuro dell’azienda e dei suoi dipendenti. «Vorremmo ascoltare non che cosa non dobbiamo fare ma, viceversa, che cosa l’azienda deve fare per tenere insieme lavoro e salute», ha affermato. «La mobilitazione non si ferma, a partire dalla presidenza della Regione che ci deve dire quali orientamenti si vogliono assumere. È inaccettabile la perdita di tanti posti di lavoro senza una ragione». Ancora più amaro il commento di Angelo Clemente, rappresentante sindacale unitario delle Fonderie Pisano: «Ci sentiamo presi in giro. Al Mimit ci avevano detto di chiedere alla Regione l’iter da seguire, ma ci dicono che non c’è niente da fare. Ora o si fa la cassa per cessazione ed è la fine dell’azienda, o ci licenziano tutti ed è la fine per gli operai».

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