Cava de’ Tirreni: pizzo e usura dal carcere, condannato Zullo jr
Soldi a strozzo e pizzo, 11 anni di reclusione per il 45enne di Cava de’ Tirreni, Vincenzo Zullo. La sentenza di condanna in primo grado è stata emessa dal II Collegio del Tribunale di Nocera Inferiore qualche giorno fa. Il figlio del boss metelliano avrebbe gestito dal carcere e attraverso un telefonino, con scheda intestata ad un cittadino del Bangladesh, alcune estorsioni e riscossioni di denaro figlie di prestiti da usura. Lo scrive il Mattino. Lo avrebbe fatto con minacce e violenza, anche nei riguardi di chi gestiva una piazza di spaccio nella frazione Santa Lucia a Cava. Tra le vittime che furono individuate dalla polizia giudiziaria c’era un commerciante all’ingrosso di giocattoli, il quale sarebbe stato costretto a corrispondere ogni mese una rata da 500 euro per un prestito di 40mila euro, lievitato poi a dismisura. Da quanto ricostruito, la vittima era in ritardo con i pagamenti, in ragione di una serie difficoltà economiche. L’inchiesta raccontava, ancora, del tentativo di imporre una tangente a chi spacciava nella zona di Santa Lucia, a Cava. Uno dei pusher, pur con qualche resistenza, fu costretto a versare una prima parte del denaro. Nell’inchiesta finirono altre tre persone, che sono attualmente dinanzi ai giudici del dibattimento dopo il rigetto del rito abbreviato. I tre sono accusati di aver eseguito ordini e trasferito denaro a Zullo, ritenuto a tutti gli effetti il reggente del clan. L’attività investigativa della Squadra Mobile documentò, inoltre, una serie di cessioni di droga imputabili a soggetti rimasti a piede libero. Nel caso specifico – era il 2024 – i tre avrebbero gestito un piccolo spaccio di cocaina, hashish e marijuana. L’attività investigativa fu svolta attraverso intercettazioni, perquisizioni e sequestri. Il lavoro della polizia trae la sua origine da un ampio lavoro investigativo, condotto tra la Puglia e la Basilicata, che fece emergere un traffico di droga tra Matera e la città di Cava de’ Tirreni. In quel caso, le accuse contestate, a vario titolo, erano di associazione per delinquere finalizzata al traffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti, aggravata dal metodo mafioso, possesso di armi e munizioni, un’aggravante per aver coinvolto dei minori nelle attività criminali e concorso esterno in associazione mafiosa. Fu in quel momento che la Dda di Salerno, per competenza, avviò poi quella che sarà l’attuale indagine su Cava per estorsione e usura. Le motivazioni della condanna saranno depositate tra 90 giorni.











