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Accadde oggi: il 9 settembre 1943 da Salerno il generale Clark dà il via all’operazione “Avalanche” Attualità 

Accadde oggi: il 9 settembre 1943 da Salerno il generale Clark dà il via all’operazione “Avalanche”

Accadde oggi: la notte tra ieri e oggi di 77 anni lo sbarco alleato a Salerno che coincise con la proclamazione dell’armistizio del Regno d’Italia e segnò l’inizio della campagna di liberazione della penisola italiana. Esso non ebbe successo nel permettere una veloce avanzata verso Roma e diede il via alle sanguinose operazioni militari incentrate su Montecassino.

Alle 3,30 di mattina del 9 settembre il generale Mark Clark diede il via all’operazione “Avalanche”.
La 1^ divisione aerotrasportata si impadronì di Taranto senza incontrare resistenza.

Intanto 55.000 uomini delle truppe anglo-americane sbarcarono nel Golfo di Salerno, coperti da una forza navale che disponeva complessivamente di 4 corazzate, 7 portaerei, 11 incrociatori e alcune decine di caccia, oltre ad unità di scorta e minori. I soldati presero terra con relativa facilità e senza contrasti, ma improvvisamente, con loro grande sorpresa, incontrarono la reazione tedesca.

Nelle 48 ore seguite allo sbarco, gli Alleati riuscirono a travolgere le difese germaniche e a spingersi verso l’interno. La resistenza tedesca era stata debole, il generale Clark poteva essere soddisfatto. Il suo ottimismo forse eccessivo riguardo allo sbarco ora si rafforzava perché gli avvenimenti sembravano giustificarlo. Le navi potevano tranquillamente scaricare carri armati e automezzi. I rinforzi riuscivano ad affluire regolarmente sulla spiaggia.

Intanto l’artiglieria tedesca taceva e la Luftwaffe sembrava essere scomparsa. Proseguendo l’avanzata, gli Alleati occuparono l’aeroporto di Montecorvino e provvidero a riattivare la pista. La battaglia sembrava ormai vinta. I tedeschi si ritiravano o si arrendevano. A tre giorni dallo sbarco gli Alleati controllavano una testa di ponte lunga 100 chilometri e profonda 10. Ma improvvisamente, la mattina dei 12 settembre, la situazione registrò un drammatico mutamento: i tedeschi scatenarono il contrattacco. Truppe fresche e bene armate attaccarono di sorpresa il settore Nord travolgendo i presidi dei commando britannici. Poche ore dopo, la controffensiva, condotta con estrema violenza, si estese a tutto l’arco del fronte. Le truppe tedesche giunte di rinforzo erano le divisioni che Kesselring era stato costretto a trattenere a Roma in vista di un secondo sbarco e per superare l’accanita, ma non coordinata resistenza delle truppe italiane a Porta S. Paolo. Ora che si era assicurato il completo controllo della capitale italiana, poteva scaraventarle contro le truppe alleate.

Sotto l’urto delle forze tedesche, l’intero schieramento anglo-americano vacillò. La ritirata fu generale. Molti reparti si sbandarono. Molti prigionieri vennero catturati. Posizioni strategiche importanti come Battipaglia e Altavilla furono riconquistate. Durante questa controffensiva i tedeschi si sentirono molto vicini alla vittoria. Intanto la situazione si era fatta disperata. Il generale Clark aveva ormai perduto il suo ottimismo,e insistette per l’invio di rinforzi. A questo punto, per contrastare l’avanzata tedesca venne deciso l’impiego della divisione paracadutisti Airborne. Si trattava dei paracadutisti americani che dovevano essere lanciati su Roma. Rimasti inoperosi all’aeroporto di Licata, essi vennero ora lanciati nelle retrovie per colpire e disorganizzare i movimenti del nemico. Ma neppure l’intervento dei paracadutisti modificò la situazione: i tedeschi continuarono vittoriosamente l’avanzata e le loro avanguardie giunsero in vista del mare.Fu a questo punto che il maresciallo Alexander, comandante in capo delle forze alleate del Mediterraneo, decise di risolvere la drammatica situazione ordinando l’intervento della squadra navale. Per la prima volta la marina venne impegnata in una battaglia campale. Il 14 settembre una potente squadra da battaglia lasciò Malta diretta verso Salerno. Ne facevano parte anche le corazzate Warspite, Valiant, Nelson e Rodneu armate con cannoni da 381 mm. Contemporaneamente, stormi di bombardieri pesanti furono lanciati sulla costa salernitana a seminare rovina e distruzione nelle retrovie tedesche.

Questo attacco segnò l’inizio della controffensiva alleata. I danni furono enormi. Anche per la popolazione civile che da una settimana si trovava costretta a vivere in prima linea. Ma ai fini della battaglia fu soprattutto decisivo il bombardamento navale. Spingendosi quasi al limitare della costa, le navi assolsero il compito che normalmente compete alle artiglierie. Il loro tiro era estremamente preciso. Le loro bordate distrussero ora postazioni tedesche, ora interi centri di abitazioni civili. Una vera valanga di fuoco si abbatté sul Salernitano. Grazie a un nuovo sistema di segnalazione, le truppe alleate potevano chiedere direttamente l’appoggio dell’artiglieria navale come se si trattasse di batterie terrestri. Le postazioni tedesche vennero centrate a una a una.

Due giorni dopo, il 16, Kesselring ordinò alle sue truppe di ritirarsi verso nord «per sottrarsi all’efficace bombardamento da parte delle navi da guerra». Per gli anglo-americani la via di Napoli era aperta. «Se a Salerno» commenterà Alexander a operazione conclusa «la marina e l’esercito non avessero potuto disporre della superiorità, lo sbarco sarebbe fallito.» Avalanche fu dal punto di vista militare un successo, anche se politicamente e strategicamente non raggiunse gli obiettivi che erano stati prefissati, ossia l’immediata liberazione di Napoli e la rapida avanzata su Roma. Per liberare Roma occorrerà aspettare circa nove mesi e per percorrere i 54 km che dividono Salerno da Napoli gli Alleati impiegheranno ventidue giorni.

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