MA È VERO CHE È STATA RICONOSCIUTA UNA TRIPLICE GENITORIALITA’
La famiglia cambia più velocemente delle leggi e ce lo illustra il commento dell’avvocato Simone Labonia.
Per la prima volta in Italia, con una sentenza della Corte d’Appello di Bari, è stato riconosciuto un minore come figlio di tre genitori: la madre biologica e due padri che lo crescono stabilmente sin dalla nascita.
La vicenda riguarda un bambino nato in Germania da una scelta di cogenitorialità consapevole. Nessuna maternità surrogata, tema oggi particolarmente delicato anche sul piano politico e penale, ma un progetto familiare condiviso tra una donna e una coppia omosessuale unita da oltre dieci anni. Il padre biologico aveva già riconosciuto il figlio alla nascita, mentre successivamente il partner aveva ottenuto in Germania l’adozione del minore, mantenendo però intatto il rapporto giuridico con la madre naturale.
Il nodo nasce nel momento in cui è stata chiesta la trascrizione dell’atto anche in Italia. Il Comune di Bari aveva inizialmente negato il riconoscimento, costringendo la famiglia a rivolgersi alla Corte d’Appello. I giudici baresi hanno però ritenuto compatibile il provvedimento tedesco con l’ordinamento italiano, valorizzando soprattutto il superiore interesse del minore, principio cardine del diritto di famiglia contemporaneo.
La decisione assume rilievo perché apre alla cosiddetta “genitorialità plurima”, ossia alla possibilità che un bambino abbia più di due figure genitoriali legalmente riconosciute. Un concetto che fino a pochi anni fa sembrava incompatibile con il sistema italiano, storicamente costruito sul modello biparentale tradizionale.
Determinante, nella valutazione della Corte, è stata la situazione concreta del minore. I servizi sociali tedeschi avevano documentato un ambiente familiare stabile, affettivamente equilibrato e privo di conflitti. Il bambino manteneva rapporti continui sia con la madre sia con i due padri, oltre che con i fratelli uterini. Nessuna forzatura artificiale, dunque, ma una realtà familiare già consolidata nella quotidianità del minore.
Dal punto di vista giuridico, la sentenza potrebbe incidere profondamente sul dibattito italiano in materia di famiglie omogenitoriali e nuove forme di filiazione. La Corte non ha creato una nuova legge, ma ha interpretato gli strumenti già esistenti, in particolare l’adozione in casi particolari, in chiave costituzionalmente orientata, mettendo al centro la tutela concreta del bambino piuttosto che schemi familiari rigidi.
Resta però evidente il vuoto normativo. Oggi casi simili dipendono ancora dall’intervento dei giudici e dall’analisi delle singole situazioni. Proprio per questo la decisione della Corte d’Appello di Bari potrebbe diventare un precedente destinato a influenzare future controversie in materia di filiazione e responsabilità genitoriale condivisa. Una sentenza che, al di là delle inevitabili polemiche ideologiche, conferma come il diritto di famiglia sia sempre più chiamato a confrontarsi con trasformazioni sociali ormai già presenti nella realtà quotidiana.





