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La Regione impone nuove verifiche, a rischio la riapertura delle Fonderie Pisano Attualità Primo piano zonarcs 

La Regione impone nuove verifiche, a rischio la riapertura delle Fonderie Pisano



La strada verso la riapertura delle Fonderie Pisano di Fratte, a Salerno, si allunga e si complica. Due recenti note dell’Ufficio speciale valutazioni ambientali della Regione Campania hanno di fatto “messo in mora” le decisioni della Conferenza dei servizi, imponendo nuovi iter autorizzativi e spostando il centro decisionale agli uffici di Napoli. Lo scorso 26 agosto, la Conferenza di Servizi si era riunita per discutere il rinnovo dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (Aia). La proprietà delle Fonderie Pisano ha presentato un progetto di ammodernamento che prevede la sostituzione dei vecchi forni a carbone con tre nuovi forni elettrici, ideati per abbattere le emissioni. Tuttavia, la Regione ha chiarito che l’Aia da sola non è sufficiente. Trattandosi di modifiche a un impianto esistente, il Decreto Legislativo 152/06 impone preventive e rigorose valutazioni ambientali. Il 7 settembre è arrivata un’ulteriore precisazione regionale: a causa della vicinanza della fonderia alla Zona Speciale di Conservazione (ZSC) del Fiume Irno, non si possono escludere impatti negativi sull’area protetta. Di conseguenza, diventa obbligatoria una Valutazione di Incidenza (VIncA) per misurare e prevenire danni al sito naturalistico. Lo scrive la Città. L’adeguamento dell’impianto di via dei Greci deve necessariamente passare per procedure ambientali autonome, attivabili solo su istanza dei Pisano. La legge offre all’azienda due opzioni:

  • Chiedere una “valutazione preliminare”, dimostrando che le modifiche migliorano solo le prestazioni ambientali senza causare impatti.
  • Avviare direttamente la Verifica di assoggettabilità a VIA (Valutazione di Impatto Ambientale), integrata con la VIncA.

Gli enti competenti prenderanno le loro decisioni finali sull’autorizzazione solo dopo aver ricevuto un riscontro ufficiale dalla società.

Queste ulteriori richieste tecniche allungano inevitabilmente i tempi per la riattivazione della produzione. A farne le spese sono soprattutto i 140 lavoratori delle Fonderie Pisano, fermi da marzo. Gli operai ricevono attualmente ammortizzatori sociali legati alla mancata dismissione dello stabilimento, ma i sussidi sono in scadenza alla fine di settembre. Senza un via libera tempestivo, gli scenari per le maestranze rischiano di diventare drammatici.

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