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24 maggio 1999 – 24 maggio 2020, perché il tifoso di ogni età deve sapere e non può dimenticare Calcio Primo piano Salernitana Sport 

24 maggio 1999 – 24 maggio 2020, perché il tifoso di ogni età deve sapere e non può dimenticare

Era il 24 Maggio 1999, e di anni ne sono passati 21. Una tragedia balorda, indelebile e profonda cicatrice che scaturisce rabbia al solo pensiero di come avvenne. Un coltello che trafigge l’anima e oggi, come sempre accade il 24 maggio, affonda la sua lama sino a farci conoscere il più atroce dei dolori. La Salernitana deve vincere. Passa avanti il Piacenza ma la Salernitana pareggia con un rigore di Fresi. Noi tifosi della Salernitana sappiamo bene che il pari non basta. Abbiamo risalito lo stivale perchè crediamo nell’impresa. Ci crediamo fino alla fine, quando in campo scoppia la rissa. Vierchowod che spinge, la calca e poi il triplice fischio con l’arbitro che viene allontanato dal campo scortato da due poliziotti. Chi non è tifoso non può certo capire cosa abbiamo provato sotto il sole di fine maggio. Non è nemmeno possibile trovare un sentimento capace di descrivere quella rabbia che monta mista ad una delusione feroce, bestiale. Inizia il viaggio verso la stazione su quei pullman dove grate di ferro prendono il posto dei finestrini. Lo stadio non è troppo distante dalla stazione ma il viaggio sembra non finire mai per i 1500 cuori granata. Siamo tanti, ci ammassano nel treno 1681: “A Bologna saranno aggiunti altri vagoni” – ci dicono. Ma prima di arrivare a Bologna qualcuno tira il freno d’emergenza. Tra frenate d’emergenza e sassaiole, vetri rotti e cori di rabbia, si va avanti a singhiozzo. I poliziotti hanno l’ordine di far arrivare il treno il prima possibile, ma la tensione sale. Sassaiola a Firenze, a Roma, poi l’arrivo a Napoli e quella sensazione che il viaggio non finisse più. L’ultima fermata forzata è a Nocera Inferiore. Alcuni scendono dal treno e aggrediscono alcune persone. Altri scendono dal treno, cercando altri mezzi per tornare a Salerno. La maggior parte resta sul treno. Dopo qualche minuto, grazie all’intervento della Polfer, si riparte. Da Nocera per arrivare a Salerno c’è la lunghissima galleria di Santa Lucia. In un attimo l’inferno. All’improvviso si sente una puzza di bruciato, e poi il fumo, il buio. Ci sono feriti, ci sono intossicati, mi giro e vedo che dalla galleria ancora esce fumo. Ma ci sono quattro ragazzi che da quel treno maledetto non scenderanno mai. Ciro, Giuseppe, Vincenzo e Simone, ragazzi, tifosi, angeli di Salerno.

mm

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