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Voto di scambio: la Procura chiede l’arresto dell’ex vicesindaco di Cava de’ Tirreni Cronaca Provincia e Regione 

Voto di scambio: la Procura chiede l’arresto dell’ex vicesindaco di Cava de’ Tirreni

Per la Procura l’ex vice sindaco Enrico Polichetti deve andare in carcere. Il sostituto procuratore antimafia Vincenzo Senatore ha presentato appello contro la decisione del gip Alfonso Scermino , che ha rigettato la richiesta di custodia cautelare, e insiste perché a carico del politico cavese sia riconosciuta l’accusa di voto di scambio politico mafioso in virtù dei rapporti con gli Zullo , in particolare con il capofamiglia Dante .

A decidere sarà il Tribunale del Riesame, in un’udienza fissata per il 17 gennaio, e sebbene i giudici si siano già pronunciati per l’insussistenza, nel gruppo criminale degli Zullo, del vincolo camorristico, molto dipenderà dalla pronuncia della Cassazione, che tre giorni prima sarà chiamata a valutare proprio quella decisione. Se la Suprema Corte confermerà la linea del Riesame, ritenendo il sodalizio degli Zullo un’associazione a delinquere ma non un clan camorristico, per Polichetti la strada si profila in discesa. Se invece da Roma dovesse arrivare una decisione in senso opposto, allora lo scenario potrebbe complicarsi.

Per la Procura non basta che l’indagato abbia lasciato la poltrona di vicesindaco e ogni altro incarico di giunta; secondo gli inquirenti sarebbe ancora in grado di condizionare le attività amministrative, come si ritiene sia avvenuto nel 2016 in occasione della Festa della pizza, per la quale è accusato di aver favorito una società degli Zullo con la complicità del funzionario Angelo Trapanese (responsabile del servizio Tributi). La manifestazione fu gestita dall’associazione “Promo Cava”, riferibile a uomini del sodalizio, e secondo le indagini l’autorizzazione fu data nonostante carenze istruttorie e violazioni regolamentari che assessore e funzionario avrebbero taciuto al sindaco Servalli . Gli illeciti sarebbero continuati nel corso dell’evento, applicando sull’occupazione di suolo pubblico una tariffa agevolata e chiudendo un occhio sulle sanzioni per un’estensione più che doppia rispetto a quella autorizzata.

La Dda, che il mese scorso ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini, contesta per questo a Polichetti e Trapanese il reato di abuso d’ufficio, aggravato dall’aver favorito gli interessi della camorra. Accusa che per l’ex vicesindaco si aggiunge a quella di voto di scambio nelle comunali del 2015, quando avrebbe ottenuto l’appoggio di Dante Zullo in cambio della promessa di un occhio di riguardo nell’affidamento di lavori per conto del Comune. Per ora la tesi che bolla il sodalizio con il marchio della camorra non ha retto al vaglio dei giudici: né in fase cautelare, con le pronunce del Riesame, né nella sentenza di primo grado sugli episodi di estorsione. È un punto a favore della difesa, rappresentata dall’avvocato Marco Salerno , ma la Procura va avanti, convinta che quel gruppo criminale che s’imponeva con il pizzo e l’usura sia un vero e proprio clan, come confermano le dichiarazioni del “pentito” Giovanni Sorrentino . E gli occhi, adesso, sono tutti puntati sulla Cassazione. (fonte: lacittadisalerno.it)

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