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Storie di Remo, volo solo andata Salerno Roma L’Avana Attualità 

Storie di Remo, volo solo andata Salerno Roma L’Avana



Dodicesima puntata

 

Il pilota annunciava di aver iniziato la discesa verso l’aeroporto dell’Avana .
Ci sarebbe voluto al massimo mezz’ora, poi le ruote del gigantesco velivolo avrebbero toccato il suolo della pista in cemento dello scalo internazionale cubano.
Andrea riflette’ su come il suo racconto avesse alleggerito il nostro lungo viaggio.
Ormai la storia di Ernesto volgeva al termine ,verso il drammatico epilogo che ormai conosciamo.
Da quella mattina in cui si era recato all’hotel National per lasciare il piccolo trolley a Delia, la vita del giovane salernitano era cambiata.

 

Lui che si svegliava sempre “tempranito”, ora dormiva fino a tardi ,perché la sera faceva le ore piccole con una Cristal tra le mani.
Apriva la birra con un colpo netto sul tappo ,tenendola ancorata al bracciolo di legno della sedia telata del terrazzino.
Rachele era l’affittacamere che viveva con il marito in quella stessa casa.
Entrambi sapevano dell’accaduto e ormai non dicevano più niente ad Ernesto quando apriva le bottiglie di birra in in quel modo.
Il bracciolo della sedia aveva i segni dei tappi che saltavano uno dietro l’altro e la donna che ci teneva tanto alle cose di casa sua ci passava sopra.
Gli faceva pena quel giovane ,una volta tanto allegro ,ridotto così.
“Stasera faccio tardi”
aveva detto Ernesto quel pomeriggio uscendo per andare a prendere la moto.
“Vado a Santiago de Las Vegas a mangiare gli spiedini da Gustavo”
Quel locale vicino all’aeroporto era noto a tutti ,perché vi si cucinava la migliore carne dell’isola.
Il vecchio cuoco era un trighegno che rideva sempre e parlava urlando ad alta voce.
Speziava gli spiedini con delle ricette aromatiche che prevedevano anche il rum .
Erano un segreto che gli aveva tramandato il nonno e quando preparava le asticelle di carne si chiudeva in uno stanzino per non farsi osservare.
La mattina presto allestiva gli spiedini con la carne di maiale, poi li metteva in frigorifero ed a parte componeva gli intingoli con le erbe.Erano di vari tipi ed ognuno aveva un sapore diverso ,sicché il palato non si abituava a nessuno di essi.
Il cambio di fragranze dopo una birretta ,invitava a gustarne degli altri ; al palato avevano un sapore indescrivibile.
Ernesto era in compagnia di Alfredo un mulatto scuro che aveva conosciuto proprio in quella trattoria qualche anno prima.Abitava nelle vicinanze ed aveva invitato Ernesto a casa sua ,dove si sarebbe svolta una festa in onore della nipotina Ivita che compiva gli anni.
Fecero baldoria fino a tardi “comiendo flan y tomando ron” con la musica alta e la gente che cantava e ballava al ritmo di “salsa”.
Ernesto si era abituato ad assorbire bene l’alcol ,ma al ritorno verso la città certamente non era lucidissimo ,quando quel grosso cane gli aveva tagliato la strada .
Non riuscì ad evitarlo e finì insieme alla moto nella cunetta laterale.
L’impatto fu letale e il poveretto perse la vita nell’impatto.
Pedro e Roberico erano stati i suoi amici storici fin da quando Ernesto aveva deciso di rimanere a vivere a l’Avana.
Nell’obitorio del Cida Garcia ,il più grande ospedale dell’Avana ,furono proprio loro a trovarsi di fronte al poliziotto che redigeva il verbale dell ‘accaduto.
C’era anche Rachele con il marito quando insieme ai ragazzi confermarono che il giovane defunto aveva sempre detto di voler essere sepolto a Cuba ,in mezzo ai suoi “compagneros “ .
Al cimitero della Regla c’erano ancora loro quattro insieme a Evaristo il pescatore e Maria Julia una “temba “che occasionalmente si vedeva con Ernesto negli ultimi tempi ,dopo che Delia lo aveva lasciato.Non avevano abbandonato il loro giovane amico italiano nel momento estremo della sua esistenza.
Presenziavano
alla sepoltura in un fosso appena scavato proprio al centro di una fila laterale dietro la “Funeraria”,dove la salma era stata deposta nella notte prima dell’inumazione.
Noi italiani eravamo arrivati dopo qualche settimana e ci trovammo nello stesso posto a pregare per l’anima di quel cubano nato a Salerno “per errore della cicogna “come lui raccontava a tutti.

Fummo immediatamente uniti nel fare una colletta ed ordinare per 50 $ un libro aperto di pietra commemorativo.
Con noi c’erano Pedro e Robertico,venuti a prenderci con due Lada al nostro arrivo all’aeroporto.
Rimanemmo assorti in preghiera poi andammo via in silenzio passando in mezzo a quelle tombe in cemento tutte uguali .
Robertico si offri di farci da choffer e ,siccome eravamo in 6 ,si accodò ad assicurarci il trasporto anche Pedro.
Saremmo rimasti una settimana e anche se quel viaggio era velato di tristezza ,volevamo dedicare quella vacanza alla ricerca dei luoghi che si era presi la vita di Ernesto.
Passammo davanti all’hotel National dove lavorava Delia e ci chiedemmo se avesse saputo della disgrazia.
Un giorno andammo alla Playa di Megano ,dove era nato quell’amore non corrisposto.
Dalla perdita di quel grande affetto il giovane non si era più ripreso.
Pedro raccontava che spesso andava in casa di Rachele a cercarlo;qualche volta si era portato dietro anche un paio di belle ragazze.
Ernesto si intratteneva amabilmente con loro ,ma poi reclinava l’invito di passare una serata in discoteca.
Dopo Delia non era più riuscito a fare l’amore con nessuna.
Robertico ci raccontò che una sera era andato a trovarlo e Rachele gli disse che era di là in camera sua.
Busso’ma non rispose nessuno;abbasso’il pomo e la porta si aprì lentamente.
Ernesto era riverso sul letto vestito,completamente ubriaco; l’uomo uscì
da quella camera chiudendosi la porta alle spalle.
Rachele lo guardò’ dicendo
“Toda la noche la misma cosa ,borracho completo “
Lo choffer aveva gli occhi umidi quando scendeva quelle scale che in passato avevano visto Ernesto saltare tre quattro gradini alla volta per raggiungerlo davanti al portone ,mentre lui lo aspettava nella vecchia Lada di colore verde militare.
Trascorremmo gli altri giorni andando al mare e la sera in discoteca ,come fanno tutti i turisti che vanno a Cuba.
Nei locali notturni cubani si incontrano belle donne ,anche molto giovani ma smaliziate nell’allegerire i portafogli degli avventori.
Questi sono per lo più italiani,spagnoli,canadesi o yuma.
Questi ultimi sono i turisti statunitensi,vittime preferite delle “falchette”.Gli USA sono a 90 miglia e gli yuma si innamorano facilmente.
Spesso si sposano con quei “fiori”della natura,
salvo poi al 90% di vederle volare via con uno più giovane appena raggiunto l’obiettivo.
E questo succede su quell’isola da 500 anni,cioè da quando un certo Cristobal Colon nel 1492 scoprì l’America.
Arrivo’ così l’ultimo giorno ,quando l’indomani saremmo dovuti ripartire per l’Italia .
Il volo lo avevamo alle 21,sicché al pomeriggio ci recammo alla Regla per un ultimo saluto a Ernesto.
Le due Lada si fermarono davanti al cancello del piccolo”Cementerio Municipio Puerto”.
Scendemmo tutti e sei ,seguiti anche dai due choffer.
Ci accompagnava il custode che si era assunto il compito di far allestire il libro di pietra.
Sopra avevano scritto semplicemente tre parole “SALERNO – ERNESTO-AVANA”
Era la sintesi di una vita;alla base la scultura aveva un piccolo vano ,forse per raccogliere qualche “papelito”lasciato per ricordo.
Scrivemmo su un piccolo foglio di carta:
“Addio Ernesto, riposa in pace,a Salerno ci ricorderemo di te.”
Fui proprio io a ripiegarlo per metterlo nella piccola vaschetta alla base di pietra della scultura artigianale.
Mentre stavo per poggiarlo in quel anfratto ,mi accorsi che qualcuno aveva già lasciato un altro bigliettino.
La carta era arrotolata come una sigaretta ed io la srotolai leggendo :

“Quise amarte como merecias ,pero no lo logre’.
Perdoname!
DELIA”

“Avrei voluto amarti come meritavi.ma non ci sono riuscita.
Perdonami,
DELIA”

Camily Bosch

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