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Storie di Remo, la Panchina del professore Attualità 

Storie di Remo, la Panchina del professore



Prima puntata

 

In tutte le città esiste un salotto naturale all’aperto ,dove i pensionati si ritrovano chi per una partita a briscola,chi per parlare di calcio o ancora per disquisire sui misteri della vita.
A Salerno nella villa comunale ,di fronte alla fontana di don Tullio c’era una volta una seduta particolare che tutti chiamavano “la panchina del professore”
Era diversa dalle altre perche’ molto grande ed a forma di mezzaluna.
Se uno si sedeva al centro aveva la possibilità di essere visto da quelli che si trovavano ai suoi lati,sicché si prestava ai nutriti “concistori” tenuti dai pensionati con il fresco del crepuscolo.
Ma questo professore chi era?
Un vecchio saggio che sapeva di storia,filosofia,letteratura e tanto altro;
insomma si fa prima a dire che sapeva tutto.
Nella sua vita era stato valente e stimato prof di latino e greco allo storico liceo Tasso di piazza S.Francesco.
Ma oltre ad una cultura importante ,a renderlo “ineguagliabile ”era un carisma unico che trasudava copiosamente dal suo eloquio.
Ormai il professore non c’è più da molti anni ;
se porto’ con sé l’alluvione di Canalone.

Non fu trovato neppure il suo corpo , probabilmente trascinato via dalla furia del torrente Fusandola.
Qualcuno sostiene che la mano divina lo salvò da quel disastro tirandoloselo per un braccio fino al cielo.
In effetti la misticità del prof era tanto profonda da farlo sembrare un predestinato ispirato dall’alto.
A volte il suo uditorio era così nutrito che ,oltre a quelli seduti ,si formava anche un capannello di persone in piedi di fronte a lui.
Poi nella ristrutturazione della villa comunale avvenuta nel 97 ,quella panchina fu rottamata insieme alle altre .
I più giovani di allora che frequentarono quegli incontri , hanno conservato e tramandato le sue convinzioni nei decenni successivi.
Tra le cose che si raccontano in particolare sono le risposte che il professore dava a quelli che gli parlavano del Padre Eterno.
Gli chiedevano se avesse fede in Dio e la risposta era “no”.
Diceva che non aveva questa fede perché per conoscere il Padre Celeste non ce n’era bisogno .
La fede te la chiede chi vuole che tu creda ad una cosa astratta,che non si vede e di cui non può fornire nessuna prova .
Invece Dio non ha difficoltà a mostrarsi con le sue opere che ci circondano copiose e visibili a tutta l’umanità.
Egli su questo pianeta ha stabilito l’ordine delle cose uguali per tutti.Un mazzo di chiavi se ti scappa di mano cade per terra a Salerno come a Tokio,
a Cuba come in Sud Africa ,in Argentina come in Mongolia.
Tu sei cristiano perché nato in Italia ; se fossi nato in uno dei paesi appena citati saresti di un’altra religione.
A Pechino saresti stato buddista ,a Dubai mussulmano ,a Delhi induista e così via.
Allora senti a me ,concludeva il professore fa una cosa molto semplice.Siccome la continuazione della tua vita ,dopo quella di questa terra ,è una cosa importante molto più del tuo presente e non puoi permetterti di avere dubbi ,ascolta un proverbio antico che recita”Ubi Maior Minor Cessat “.
Va direttamente dal più alto in grado e togli di mezzo tutto gli altri.
Dio e’il maggiore e quindi se credi solo in Lui non ti puoi sbagliare.
La gente rifletteva e si rendeva conto che il prof non aveva torto e il giorno dopo tornava e faceva altre domande.
Anche l’indomani le risposte quadravano perfettamente con la ragione e la razionalità intellettuale e quelli che tornavano sono gli stessi che poi hanno tramandato le convinzioni del professore .
Le stesse che quel vecchierello pulito e carismatico raccontava ogni sera in quel piccolo anfiteatro di fronte alla storica fontana di don Tullio

 

Camily Bosch

 

 

 

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