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STORIE DI REMO, GLI OCCHI DELLA LADRA Attualità 

STORIE DI REMO, GLI OCCHI DELLA LADRA

 

XII puntata

Rimasta sola dopo le drammatiche vicende accadute,Fiamma si era trasferita al Sud dalla vecchia zia Nannina.
Questa non si era mai sposata e la compagnia della nipote le era gradita,anche perché l’intraprendenza e la vivacità della giovane davano nuove motivazioni alle sue giornate.
Difatti la ragazza prese subito in mano la situazione occupandosi di tutto;la vecchina era malandata ed i suoi numerosi acciacchi l’avevano ormai costretta a vivere a letto.
Fiamma si levava di buon mattino e,dopo aver messo in ordine la zia ,la “traslocava”sulla sedia a rotelle collocandola di fronte alla luminosa balconata a vetri.Da quel punto si vedeva bene uno scorcio della piazza del paese e zia Nannina si distraeva guardando la vita di tutti i giorni dei suoi compaesani.
Dopo aver servito la colazione all’inferma,Fiamma si recava a fare la spesa,poi alla Posta e in qualche altro ufficio per le incombenze contabili della piccola famiglia.
Gestiva la pensione della zia e c’era sempre qualche “carta”da sistemare.
La casa era grande e da una camera si vedeva il mare ; Fiamma aveva scelto di sistemarsi proprio li’,dove poter spaziare con il suo sguardo verso l’orizzonte.

Le erano passati i grilli e le fantasie amorose , una volta sale e pepe della sua gioventù ed ora amava leggere qualche libro e lasciar correre lo sguardo sul mare inseguendo i ricordi del passato.
Quando il sole calava ,riportava la zia a letto e si fermava a parlare a lungo con lei.
Quelli erano i momenti più belli della giornata di zia Nannina.
Ridere alle battute della vivace Fiammetta(come la chiamava lei)la faceva stare bene.
Era vissuta sempre sola e la compagnia della esuberante nipotina ,aveva portato un po’ di luce nella monotonia delle sue grigie giornate.
Passarono i mesi e poi gli anni e la complicità delle due donne rinsaldò con amore un antico affetto ormai dimenticato.
Zia Nannina era cugina della mamma di Fiammetta ed essendo figlia unica ,aveva ereditato quella casa dove era nata e vissuta.
Quando la vecchierella senti’che la vita le stava finendo ,chiamo’la notaia che viveva in paese e fece testamento.
Destino’a Fiamma quella casa dove la giovane le aveva portato un po’ di gioia e compagnia.
Una sera zia Nannina era smaniosa e parlava in continuazione da sola.
Volle mangiare una “caponata “con biscotti dí grano,olio pomodoro e basilico.

 


Poi sembro’assopirsi,ma dopo un po’ chiamò la nipote dicendo che la lucetta vicino a S.Antonio Abbate si era fulminata.
Fiamma stava leggendo un libro in camera sua e dopo aver rimboccato la coperta ,diede un bacio alla zia dicendo:
“Ze Nanni’,ora riposate tranquilla che domani mattina il primo pensiero sarà di cambiare la lucetta a S.Antonio”
Ma dopo un po’ l’inferma chiamo’ ancora e Fiamma chiuse il libro pensando che quella sera era meglio smettere di leggere per dedicarsi alla zia.
Prima di tornare da lei perse qualche minuto per sistemare il libro sullo scaffale a lato del letto,poi tolse le scarpe infilando le pantofole.
Le sembrò strano che la zia non l’avesse richiamata;di solito lo faceva mostrando impazienza.
Quando entrò nella stanza,Fiamma vide che zia Nannina aveva l testa reclinata sulla spalla.Gli occhi erano socchiusi e il braccio teso abbandonato in avanti aveva la mano aperta verso la Morte che sopraggiungeva. Fiamma reagì con la forza di sempre ,anche perché dovette cercarsi un lavoro; non c’era più la pensione della zia per andare avanti.

 


Si ricordò di aver visto sulla porta a vetri dell’unico alberguccio del paese ,un avviso “Cercasi Cuoca”
L’hotel era una costruzione anteguerra in stile futurista ed aveva da poco cambiato gestione.
La cucina era stata da sempre la sua passione e non le sarebbe dispiaciuto cimentarsi in quella nuova occupazione.
Si recò dunque in quell’albergo trovandosi di fronte il sorriso compiacente del giovane portiere.
Questi le indico’la porta a vetri in fondo alla sala dove si leggeva impressa in oro la scritta “Direzione “
Dentro si notava la sagoma di un uomo seduto che parlava al telefono.
Fiamma si avvicinò con fare circospetto cercando di focalizzare quella figura umana al di là del vetro.
Più si avvicinava e meglio sembrava di avere già visto quel tipo.
Giunta a pochi metri ,ebbe un sussulto riconoscendo il maresciallo del museo,proprio quello che ricordandosi di lei aveva fatto partire le indagini dopo il furto .

 


Fu un momento terribile , mentre l’imbarazzo si mescolava alla vergogna sul viso sorpreso del nostro personaggio.Fiamma si voltò e fece per tornare verso l’ingresso ma una voce alle sue spalle suonò forte e perentoria:
“Signorina mi stava cercando?”

 

 

camily bosch

scritto da 







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