Spiaggia di Universo Beach chiusa: striscione di protesta di Tradizione Futuro Salerno
Sono passati sei mesi dal crollo della pavimentazione ai giardini di lungomare Tafuri e una settimana dall’ordinanza che ha vietato l’accesso all’arenile di Torrione. Nel mezzo, una stagione balneare cominciata con un cantiere aperto e un tratto di costa che continua a perdere pezzi. L’associazione Tradizione Futuro ha affisso nei pressi dell’area interdetta uno striscione con la scritta “Lungomare a pezzi, salute a rischio, spiaggia chiusa… grazie De Luca!”.
Il 17 luglio il sindaco ha firmato un’ordinanza contingibile e urgente che vieta per sessanta giorni l’accesso e la balneazione sul lungomare Marconi, tra via Mantenga e via del Mercato. Alla base del provvedimento ci sono gli accertamenti microbiologici richiesti dal Comune all’Arpac a metà giugno, che hanno rilevato nel nuovo arenile una contaminazione fecale con valori oltre i limiti di legge, e la successiva nota dell’Asl. Trecento metri più in là, il tempo si è fermato al 27 gennaio, quando la pavimentazione dei giardini del Mandorlo è sprofondata in mare aprendo una voragine di circa tre metri. Sei mesi dopo: transenne, in parte divelte, e nessun ripristino. Il conto stimato per la messa in sicurezza è intanto passato da 2,4 a 5,5 milioni di euro. Il quadro – ricorda l’associazione – si completa con i dati diffusi il 23 luglio da Goletta Verde, che assegnano alla provincia di Salerno l’83% dei punti campionati oltre i limiti di legge. Tra i sette classificati come “fortemente inquinati” c’è la foce dell’Irno. Sul lungomare Clemente Tafuri. Lo stesso lungomare.
Sul piano istituzionale, l’associazione condivide e rilancia la richiesta formale che la consigliera comunale Ersilia Trotta ha indirizzato al Sindaco: verificare con urgenza la salubrità di tutte le spiagge cittadine e non del solo tratto interdetto, perché ritenere che l’inquinamento fecale si sia fermato lì sarebbe un errore.
“Ci hanno detto per anni che il turismo era la vocazione di questa città – dichiara Rosario Peduto, portavoce di Tradizione Futuro – Oggi quella vocazione è un cartello di divieto e una fila di transenne arrugginite. Non contestiamo l’ordinanza: chiudere un arenile contaminato è un atto dovuto, e ci mancherebbe altro. Diciamo che non basta, e che quello che non accettiamo è che ci si sia arrivati. Non è sfortuna e non è il maltempo – continua Peduto – È un metodo. Si annunciano opere, si aprono cantieri, si lasciano lì. Poi arriva l’emergenza e l’emergenza diventa l’alibi. La depurazione e la difesa della costa sono state competenza della Regione, oggi la firma è quella del Comune: la filiera di governo è la stessa, e la stessa è la domanda. Chi doveva controllare quel cantiere? Perché le analisi si chiedono a giugno inoltrato? Perché a luglio il lungomare crollato a gennaio è ancora un buco? E che sia chiaro anche questo – precisa il portavoce -: non ci interessa la polemica personale. Ci interessa che una comunità possa chiedere conto di come vengono spesi i suoi soldi e di come viene tutelata la sua salute.»
Tradizione Futuro chiede l’estensione immediata dei campionamenti a tutto il litorale cittadino, nei termini sollecitati dalla consigliera Trotta; la pubblicazione integrale dei referti ARPAC e delle note ASL; un cronoprogramma pubblico e vincolante per il ripristino del lungomare Tafuri; trasparenza immediata sull’esito del sopralluogo del 29 luglio e sul destino del contratto di ripascimento; un confronto pubblico sullo stato della depurazione alla foce dell’Irno. Quello striscione resterà una frase su un telo – conclude Peduto – finché non diventerà una domanda in Consiglio comunale, un atto ispettivo, una data certa su un cantiere. Noi continueremo a chiederlo. Ogni mese, finché serve”.
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