Scuola: 600 maestre rischiano il posto
La gioia per essere entrata finalmente in ruolo, dopo anni di sacrificio e di vane attese. L’anno di prova portato a termine nella più assoluta tranquillità, anche se con l’ansia di una sentenza che può cambiare (come accaduto) la vita. E tutti gli adempimenti burocratici portati a termine, per coronare finalmente il sogno d’insegnare che diventa, dopo anni di speranze, realtà. La felicità, invece, lascia improvvisamente il posto al peggiore degli incubi, che si materializza con le sembianze di un collegio giudicante. Perché la Corte d’Appello accoglie il ricorso presentato dall’amministrazione scolastica, e di fatto “licenzia” l’insegnante appena assunta.
La guerra dei ricorsi. È la triste storia di una docente salernitana che, da martedì scorso, è senza lavoro. E, soprattutto, senza nessuna certezza per il suo futuro professionale. L’insegnante di scuola primaria, originaria di Mercato San Severino, rientra in quel drappello di maestri con il solo diploma, che fino a qualche anno fa erano abili e arruolati ma che ora, in virtù delle nuove disposizioni e, in particolare, del nuovo orientamento giurisprudenziale, non possono più aspirare di diventare professori.
Proprio contro l’esclusione dalle Graduatorie ad esaurimento (Gae), in cui sono iscritti i docenti in possesso di abilitazione all’insegnamento, strutturate su base provinciale e aggiornate con cadenza triennale, la 40enne aveva fatto ricorso, assieme ad altre due colleghe. E il Tribunale del lavoro aveva disposto il reinserimento, relativo al triennio 2014/2017, nelle Gae. Una soddisfazione e, soprattutto, la speranza di aver guadato il fiume e di non correre più rischi. Addirittura quest’anno scolastico sopravviene anche la gioia che proprio non t’aspetti: l’ingresso in ruolo. Una festa per chi gravita nel mondo della scuola, un vero e proprio evento, in questi anni in cui la speranza d’insegnare diventa sempre più un’utopia. Perciò la docente prende servizio e, come sempre, si fa apprezzare dalla dirigente scolastica e dalla sue colleghe.
Ma la professionalità, conseguita dopo tanti anni di precariato ad inseguire quel traguardo che sembra sfuggire continuamente e non avvicinarsi mai, non basta, a detta dei magistrati, per diventare maestra di scuola primaria. Manca quel maledetto pezzo di carta, quella laurea che prima non era necessaria ma che adesso è diventata “conditio sine qua non” per insegnare nella scuola dell’infanzia e in quella primaria. Fonte: La Città di Salerno





