Salerno, scade la cassintegrazione: 100 operai delle Fonderie Pisano sensa sussidi
Da oggi i cento lavoratori delle Fonderie Pisano a Salerno entrano in un drammatico limbo: con la scadenza della cassa integrazione, le maestranze dello stabilimento di via dei Greci si ritrovano senza alcun sussidio. Al momento, la proprietà non ha ancora avviato né la procedura di cassa integrazione per cessazione, né quella per i licenziamenti collettivi, lasciando i dipendenti senza un minimo di sostentamento garantito. Lo riporta La Città. Le speranze residue sono appese al nuovo confronto tra i vertici dell’azienda e gli uffici tecnici della Regione Campania. L’incontro, inizialmente previsto per il 2, è slittato a martedì 3 novembre presso gli uffici di via Clark. Come confermato a Salerno anche dal governatore della Campania Roberto Fico, il tavolo tecnico sarà decisivo per il futuro dell’impianto e dei suoi dipendenti. L’ipotesi principale che la proprietà porterà sul tavolo martedì prevede la riapertura della fabbrica con un solo forno elettrico, per poi continuare a discutere il più ampio progetto a tre forni in una fase successiva. Il confronto servirà a capire se i tecnici regionali riterranno possibile sottrarre questa versione rivisitata del progetto green alla procedura di Valutazione di Impatto Ambientale (Via), sebbene potrebbe essere comunque richiesta la riapertura della Conferenza dei servizi.
Con un solo forno la produzione potrebbe ripartire più velocemente, offrendo una prospettiva diversa anche all’eventuale cassa integrazione per cessazione. Tuttavia, restano aperti diversi nodi cruciali. Al tavolo con il Ministero per le Imprese e il Made in Italy, l’azienda aveva espresso l’intenzione di avviare la cessazione per evitare la mobilità a tutti gli operai, promettendo di ritirare il ricorso al Tar contro l’obbligo di procedura Via per i tre forni.
Finora, però, l’udienza al tribunale amministrativo di largo San Tommaso fissata per il 4 novembre non è stata cancellata. Una serie di incognite che pesano come macigni sull’operato degli uffici regionali e, soprattutto, sul destino immediato di cento famiglie rimaste oggi senza stipendio e senza ammortizzatori.





