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Presunto voto di scambio a Scafati, terzo pm per il processo all’ex sindaco: “Dimostrerò con gli atti la mia innocenza” Provincia Provincia e Regione 

Presunto voto di scambio a Scafati, terzo pm per il processo all’ex sindaco: “Dimostrerò con gli atti la mia innocenza”

Il processo “Sarastra” sul presunto voto di scambio a Scafati cambia nuovamente pubblico ministero: dopo Vincenzo Montemurro e Silvio Marco Guarriello, la Procura Antimafia si affida ad Elena Guarino (ieri assente e sostituita da Marco Colamonici) per portare a termine il dibattimento in cui sono imputati Pasquale Aliberti, la moglie Monica Paolino, il fratello Nello Maurizio e altri 5 tra ex politici e imprenditori. Ieri doveva essere il giorno degli ultimi testi del pm ma- causa assenza del presidente del collegio Apicella- il processo è stato rinviato al 2 marzo del 2022 quando compariranno in aula sia Giacomo Cacchione, ex capo economo di Palazzo Mayer che dovrà relazionare giudici e difensori sui presunti favori che Pasquale Aliberti avrebbe fatto alle aziende funebri in odor di camorra e l’architetto Gabriella Camera, responsabile dell’ufficio opere pubbliche. “Considerato che queste ditte funebri affiggevano su propri tabelloni gratuitamente da sempre, eravamo pronti a dimostrare di aver prodotto ogni atto amministrativo per far sì che i manifesti mortuari venissero pagati.   Non ho paura della verità ma solo di questo tempo che mi sta dentro fino a sfinirmi, per quell’esigenza vitale di dimostrare la mia innocenza alle persone che mi hanno voluto bene e mi sono state vicine o lontano anche con un semplice messaggio”, ha detto Pasquale Aliberti subito dopo il rinvio dell’udienza rimarcando di aver scoperto che a tutt’oggi non c’è traccia dei pagamenti dei manifesti mortuari su  impianti che appartengono al Comune, quelli che da sindaco volle installare con una gara d’appalto, ma è stato poi scoperto soprattutto che a Scafati le imprese funebri, oggi, sono addirittura senza   autorizzazione. Il 2 marzo toccherà anche a lui parlare.  “Sono felice finalmente – scrive Metropolis- di poter essere sentito in questo processo  dopo aver letto le bugie raccontate prima del dibattimento  presso le Procure ed aver  ascoltato non sempre in silenzio e di questo chiedo scusa ai giudici, una serie di testi dell’accusa che sono venuti lì a rinnegare oppure oppure a raccontare fandonie” Aliberti dice che quel giorno avrà finalmente.  la possibilità di dimostrare con le carte, con gli atti e con i documenti “che l’accusa che mi si muove era mossa da un odio da un’ invidia da una violenza che non ho mai percepito in un essere umano come l’ho sentita sulla mia pelle e sulle persone a me care”.

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