Presunte molestie per le studentesse all’Università di Salerno, intervento del Rettore dopo la denuncia
Presunte molestie per le studentesse all’Università degli Studi di Salerno: a far scoppiare il caso, alcune segnalazioni anonime pubblicate dalla pagina Instagram Spotted.unisa. Alcune giovani, infatti, hanno denunciato comportamenti insistenti e domande personali rivolte da uomini che si sarebbero presentati come addetti alla sorveglianza nei pressi del terminal bus e delle biblioteche del campus. I presunti operatori avrebbero posto prima domande innocue e poi altre personali e invadenti, finalizzate a conoscere orari di uscita e luoghi frequentati dalle ragazze. “È una storia che va avanti da molto tempo”, ha scritto, tra le altre, una studentessa. Sulla questione è intervenuto il rettore dell’Università di Salerno, Virgilio D’Antonio, annunciando verifiche interne per far luce sulla situazione denunciata.
La nota del Personale Tecnico-Amministrativo-Bibliotecario
Come Gruppo di dipendenti UNISA riteniamo doveroso intervenire, con equilibrio e senso di responsabilità, sul tema del rispetto della persona all’interno della nostra Comunità universitaria, avuto riguardo delle notizie diffuse dalla stampa in questi giorni in relazione ai presunti casi di molestie perpetrate nel campus di Fisciano nei confronti di studentesse. Ogni forma di violenza, fisica, morale, psicologica, verbale, relazionale o organizzativa, va condannata sempre e senza ambiguità, da chiunque provenga e verso chiunque sia rivolta. In tale prospettiva, esprimiamo piena solidarietà alle presunte vittime di episodi di molestie, pressioni, comportamenti inappropriati o lesivi della dignità personale, ferma restando la necessità di accertare i fatti con rigore, proporzione e garanzia per tutti. Le studentesse e gli studenti sono il cuore vivo dell’Università. Senza di loro non avrebbe senso la funzione stessa dell’Ateneo, né quella della docenza, della ricerca e del personale tecnico-amministrativo-bibliotecario. È dunque giusto che verso di loro vi sia la massima attenzione, soprattutto quando emergono segnalazioni relative a molestie, abusi, atteggiamenti arroganti, pressioni o comportamenti vessatori che, come anche la stampa ha documentato, possono generare paura, silenzio e mancata denuncia. In questo senso, bene ha fatto l’Ateneo a diffondere la Nota del 12 maggio 2026, con cui ha ribadito il proprio impegno per la tutela della persona, il contrasto a molestie e discriminazioni, l’attivazione dello Sportello Antiviolenza e di Ascolto, l’istituzione della Consigliera di Fiducia e il rafforzamento dei servizi di supporto psicologico e prevenzione. Tuttavia, con la stessa serenità e imparzialità, riteniamo necessario affermare che tale attenzione dovrebbe essere garantita sempre, anche quando le situazioni di disagio, pressione, abuso, coercizione o mortificazione riguardano il Personale Tecnico-Amministrativo-Bibliotecario. Il PTAB non è una componente accessoria dell’Ateneo, né può essere considerato un parafulmine ingabbiato sul quale scaricare tensioni, inefficienze, catene gerarchiche distorte, aspettative improprie o logiche di potere. Da tempo, infatti, sono state sollevate pubblicamente questioni che non possono essere liquidate come mere beghe politiche, conflitti territoriali o contrapposizioni sindacali. Esse riguardano, invece, temi strutturali di dignità, libertà, imparzialità amministrativa, correttezza delle relazioni professionali e rispetto delle regole. Lo abbiamo evidenziato nella lettera del 18 giugno 2025, richiamando dinamiche di arroganza gerarchica, mancanza di ascolto, colpevolizzazione dello spirito critico e squilibri relazionali all’interno di diverse strutture. Lo abbiamo ribadito nella lettera del 29 agosto 2025, chiedendo una gestione più trasparente, preventiva e conciliativa dei conflitti, capace di evitare che il contenzioso diventi lo sbocco ordinario di rigidità, abusi, inefficienze o rapporti deteriorati. Lo abbiamo riaffermato nella lettera del 16 dicembre 2025, segnalando il rischio di una cultura della reperibilità permanente, della pressione continua e della confusione tra vita privata e servizio. A ciò si aggiunge quanto riportato sulla stampa, relativamente a certe dinamiche sindacali che inciderebbero profondamente sulla libertà, sulla rappresentanza e sulla serenità del personale, pure rilanciate ufficialmente da alcuni corpi intermedi interni all’Ateneo ma senza riscontri pubblici ed effetti concreti solutori. Il punto comune è uno solo: il rispetto della persona non può essere selettivo. Non può valere solo quando il tema assume rilievo mediatico, né può essere invocato a intermittenza. Deve valere per studenti, docenti, ricercatori, assegnisti, borsisti, personale tecnico-amministrativo-bibliotecario, dirigenti e per chiunque viva quotidianamente l’Università.
Occorre evitare ogni deriva opposta: nessuna “caccia alle streghe”, nessun fanatismo, nessun settarismo, nessuna strumentalizzazione. Le situazioni vanno distinte con equilibrio: molestie gravi, pressioni reiterate, condotte penalmente rilevanti, comportamenti inopportuni, scortesie, conflitti organizzativi o relazionali non sono tutte la stessa cosa. Ma ciò non significa minimizzare. Significa, al contrario, affrontare ogni caso con serietà, proporzione, tutela delle vittime, garanzie per le persone coinvolte e piena trasparenza istituzionale. Chiediamo quindi che l’Ateneo assuma una linea coerente e generale: ascolto, prevenzione, riservatezza, tracciabilità, tutela della dignità personale e contrasto effettivo a ogni forma di abuso, sopruso, pressione o mortificazione, senza gerarchie implicite tra le componenti della Comunità universitaria.
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