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Moda donna, l’export vale il 63% e traina il settore. Cina da record (+41%) Economia Italia e Mondo 

Moda donna, l’export vale il 63% e traina il settore. Cina da record (+41%)

La moda donna conferma le proprie posizioni, con un fatturato che nel 2018 è rimasto sostanzialmente stabile (+0,5%) rispetto al 2017, poco sotto i 13,3 miliardi di euro, seppur a fronte di un calo del valore della produzione (-2,7%).

Così come confermato dai dati di preconsuntivo 2018 del settore tessile-moda-accessori (Tma), la crescita arriva dall’estero: le esportazioni assorbono il 63% del fatturato di settore e nel 2018 hanno messo a segno un +2% rispetto all’anno prima, superando gli 8,3 miliardi di euro.

I dati, elaborati da Confindustria Moda su base Istat, sono stati diffusi questa mattina alla presentazione della nuova edizione di Super, salone di Pitti Immagine dedicato al womenswear la cui tredicesima edizione andrà in scena dal 22 al 25 febbraio a Milano, in Zona Tortona, con 106 marchi internazionali.

Proprio a poche settimane dall’inizio della fashion week milanese – un appuntamento cardine per il settore moda internazionale – i dati offrono numerosi spunti di riflessione. Il primo riguarda, senza dubbio, la necessità di rafforzare ulteriormente l’appeal internazionale della moda donna made in Italy e di Milano come hub globale per i buyer: «A Super- ha spiegato Raffaello Napoleone, ad di Pitti Immagine – la quota dei buyer esteri sul totale dei compratori si ferma a circa il 20%, mentre a Pitti Uomo, a Firenze, arriva al 45%. Siamo pronti a impegnarci, in sinergia con Camera Moda e White, per aumentare le presenze internazionali».

Le esportazioni nel periodo gennaio-ottobre 2018

Come già detto i Paesi esteri, specialmente extra Ue, rappresentano il driver dei conti della moda donna italiana: secondo l’Istat nei primi dieci mesi del 2018, l’export è cresciuto del 2,4% con un aumento significativo (+7,5%) delle vendite proprio nei paesi extra Ue, a fronte, invece, di una flessione nell’area europea (-2,1%). Se, infatti, i primi mercati per “peso” rimangono Francia e Germania, tra quelli che hanno performato meglio nel periodo gennaio-ottobre 2018 spiccano la Cina (+41%, sotto la spinta dell’abbassamento dei dazi e delle altre politiche messe in campo per stimolare i consumi interni), Hong Kong (+4,3%) e Usa (+4,9%, a fronte di un più tiepido +1,9% dell’export dell’intero settore Tma). Bene anche Regno Unito, +6,8%, e la Svizzera. Nel primo caso, il boost potrebbe essere legato all’incertezza sul fronte Brexit che ha spinto le aziende a fare scorte di prodotti per evitare i problemi doganali; nel secondo, il dato è sicuramente legato al fatto che la Confederazione elvetica è la sede degli hub logistici dei più importanti gruppi del lusso internazionale.

L’import in aumento

Nel 2018 abbiamo assistito a una crescita dell’import (con la Cina primo fornitore, ma in calo, a beneficio di Francia, Spagna e Paesi Bassi) che secondo le stime di preconsuntivo ha raggiunto quota 4,7 miliardi (+9,2%), rosicchiando circa 200 milioni di euro dal surplus commerciale che si attesta a quasi 3,7 miliardi di euro.

I consumi interni in caduta libera

La situazione più critica è rappresentata dal mercato interno, in caduta libera dal 2013: «In cinque anni abbiamo perso quasi due miliardi di consumi domestici nel settore moda donna», dice Napoleone. I dati, del resto parlano chiaro: tra il 2018 e il 2017 c’è stata una flessione del 3,9%, con i consumi a quota 9,6 miliardi contro gli 11,2 miliardi del 2013. La moda donna ha accusato una flessione più pesante rispetto alla media di settore. (fonte: ilsole24ore.com)

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