Lutto nel mondo del cinema, muore Tinto Bras: aveva 93 anni
Lutto nel mondo del cinema, muore a 93 anni Tinto Brass. Un regista che aveva fatto del desiderio una bandiera di libertà e che, arrivato alla fine della sua lunga vita, parlava della morte senza perdere la sua ironia. «La morte fa paura solo quando pensi di avere sprecato la tua vita», aveva confidato nell’ultima intervista a Vanity Fair, pubblicata il 25 agosto scorso. È morto ieri mattina, intorno alle 10:30, a Roma. A comunicarlo sono stati la moglie Caterina Varzi e i figli Bonifacio e Beatrice. I funerali si svolgeranno in forma strettamente privata. Ed è proprio Caterina Varzi a rappresentare il filo che lega Tinto Brass al territorio salernitano. Avvocata, psicoanalista e attrice, originaria della Calabria, ma di padre salernitano, costruttore. Ma c’è anche un ricordo Salernitano nella lunga storia pubblica del regista.
Quando Tinto Brass arrivò all’Università degli Studi di Salerno, ospite della rassegna Filmidea, l’annuncio della sua presenza aveva suscitato in alcuni ambienti accademici più di un sorriso imbarazzato. L’associazione tra il maestro del cinema erotico e un’istituzione universitaria sembrava, per qualcuno, quantomeno insolita. Ma quella mattina, nell’Aula delle Lauree gremita di studenti, appassionati e curiosi, ogni perplessità lasciò spazio a un lungo applauso. Era l’11 novembre. Brass si presentò con una cravatta rosa, lo sguardo sornione e il sigaro, pronto a raccontarsi senza rinunciare alla sua ironia. Il pubblico si aspettava il personaggio provocatorio conosciuto attraverso la televisione e i suoi film. Si trovò invece davanti un autore capace di parlare della propria formazione, delle esperienze parigine alla Cinémathèque e degli incontri con alcuni dei grandi protagonisti del cinema internazionale. Raccontò il rapporto con registi come Jean Renoir e Joris Ivens, le collaborazioni con Roberto Rossellini e il percorso che lo aveva portato dietro la macchina da presa. Parlò anche delle attrici che avevano attraversato la sua carriera, delle difficoltà sui set e delle diverse sensibilità artistiche. Non mancarono le battute, le domande irriverenti degli studenti e le risposte fulminanti del regista. A una curiosità sulla migliore definizione del fondoschiena, Brass replicò richiamando il termine francese «bonheur», che significa felicità e fortuna.
La storia tra Brass e Caterina Varzi comincia invece nel 2007. Si incontrano attraverso un progetto cinematografico per il quale Varzi era stata coinvolta come consulente legale. Quello che inizialmente era un rapporto professionale si trasforma in un legame sentimentale. Nel 2017 i due si sposano. Caterina diventa anche la sua musa, collaboratrice e, negli ultimi anni, custode del suo archivio. Nell’intervista a Vanity Fair, il regista aveva raccontato il proprio rapporto con l’amore e la fedeltà. «Nella vita a chi o a cosa è stato sempre fedele?», gli aveva chiesto il giornalista. La risposta era stata: «Alla donna. All’amore». Pochi giorni dopo, il primo settembre, in occasione della Mostra del Cinema di Venezia, Brass non era riuscito a raggiungere il Lido per la proiezione restaurata di “Col cuore in gola”, il film del 1967 scelto per la preapertura dell’83esima Mostra del Cinema. Le condizioni di salute avevano reso impossibile il viaggio, ma aveva fatto arrivare un messaggio, letto proprio dalla moglie Caterina Varzi. «Ho sempre saputo che c’era la morte, per me è sempre stato un fatto naturale. Sapevo che potevo fronteggiarla con la bellezza». Nato a Milano il 26 marzo 1933, Giovanni Brass, per tutti Tinto, ha attraversato oltre mezzo secolo di cinema italiano. Non soltanto il regista che ha sfidato il perbenismo, scandalizzato e incuriosito generazioni, ma l’uomo che dietro la provocazione aveva costruito un’idea precisa di libertà, amore e fedeltà.





