La Corte dei Conti bacchetta il sistema sanità, in Campania cure ancora in ritardo
Fondi, riforme e piattaforme digitali non bastano: pesano carenze di personale e controlli deboli. La magistratura contabile chiede verifiche stringenti e risorse legate agli obiettivi. Soldi stanziati, norme approvate, nuove piattaforme annunciate. Per chi deve prenotare una visita specialistica o sottoporsi a un esame diagnostico, il problema resta: aspettare. È il cortocircuito della sanità pubblica che emerge dalla relazione della Corte dei Conti sull’attuazione delle misure per ridurre le liste d’attesa, approvata il 1° ottobre e depositata il 13 ottobre. Un quadro nazionale che chiama in causa anche la Campania, dove la sfida è trasformare gli interventi programmati in prestazioni realmente accessibili, senza lasciare i cittadini intrappolati tra prenotazioni difficili, disponibilità insufficienti e tempi incompatibili con le necessità di cura. Il giudizio della magistratura contabile mette in discussione l’efficacia di un sistema che, negli anni, ha accumulato disposizioni legislative, finanziamenti e strumenti organizzativi senza riuscire a garantire una risposta adeguata in tutti i territori. Tra il 2022 e il 2025 lo Stato ha destinato circa 1,845 miliardi di euro al recupero dei ritardi. Le risorse effettivamente utilizzate ammontano a circa 1,580 miliardi. Ma la Corte avverte che una parte dei finanziamenti non si è tradotta con la necessaria rapidità in un aumento strutturale dell’offerta sanitaria. E precisa che i dati disponibili sono condizionati anche da rendicontazioni incomplete e informazioni non sempre coerenti. È qui che si apre la questione politica e amministrativa: non basta spendere, bisogna dimostrare che la spesa produce risultati. Per la Campania, come per le altre Regioni, la verifica decisiva riguarda il rapporto tra risorse impiegate, prestazioni erogate e tempi effettivi di accesso alle cure. La relazione non attribuisce alla sanità campana responsabilità esclusive, ma mette in evidenza debolezze di sistema che richiedono risposte concrete. Senza indicatori affidabili e controlli tempestivi, il rischio è continuare a finanziare piani di recupero senza riuscire a stabilire con precisione quanto abbiano inciso sulla vita dei pazienti. I dati nazionali mostrano, inoltre, quanto sia fragile la capacità di trasformare le riforme in risultati. La Piattaforma nazionale delle liste d’attesa, pensata per integrare i sistemi regionali e rendere confrontabili le informazioni, non ha ancora raggiunto la piena operatività. La Corte segnala flussi informativi frammentati, dati non uniformi e difficoltà nel ricostruire il percorso che va dalla prescrizione alla prenotazione. Tra le criticità figurano anche la distanza tra le date proposte dai Cup e quelle effettivamente accettate dai cittadini, i tempi necessari per il primo contatto e il divario tra prescrizioni emesse e prenotazioni registrate. Un sistema che non riesce a leggere con precisione la propria domanda e la propria offerta rischia di intervenire alla cieca. Per questo la Corte chiede di accelerare l’integrazione delle piattaforme, rafforzare i controlli automatizzati e rendere il monitoraggio uno strumento effettivo di governo, non una semplice procedura burocratica. Per la Campania, l’obiettivo deve essere capire dove si accumulano le attese, quali prestazioni risultano più difficili da ottenere e quali strutture non riescono a garantire i tempi previsti. C’è poi il nodo più difficile da aggirare: il personale. La carenza di medici, infermieri e specialisti limita la capacità produttiva delle strutture anche quando sono disponibili risorse economiche. Senza professionisti, gli ambulatori non possono aumentare le prestazioni e le aperture prolungate rischiano di rimanere interventi episodici. La Corte indica quindi la necessità di affrontare il problema con assunzioni stabili e con il superamento dei vincoli che ostacolano il reclutamento. Non bastano nuove regole se mancano le persone chiamate ad applicarle. La stessa riforma dell’assistenza territoriale procede con benefici ancora legati alla piena realizzazione e operatività delle strutture previste. Case della Comunità, Ospedali di Comunità e Centrali operative territoriali potrebbero alleggerire la pressione sugli ospedali, ma soltanto se saranno messi in condizione di funzionare davvero, con servizi e personale adeguati. In caso contrario, anche gli investimenti rischiano di non produrre il cambiamento atteso. Le raccomandazioni della Corte sono un richiamo diretto alle amministrazioni: rendicontazioni più rigorose, obiettivi misurabili e verificabili, controlli continui e finanziamenti sempre più legati ai risultati. È una richiesta che supera la logica degli annunci e impone di valutare le politiche sanitarie sulla base degli effetti concreti





