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Il padre di Seid: “Il razzismo c’entra con la morte di mio figlio” Attualità Provincia Provincia e Regione 

Il padre di Seid: “Il razzismo c’entra con la morte di mio figlio”

Ieri Walter, il papà di Seid, il giovane ex promessa del calcio morto suicida il 3 giugno, al Corriere della Sera, rompe il silenzio per la seconda volta, facendo intuire come si, il razzismo probabilmente era parte del malessere di quel ragazzo adottato dalla coppia di Nocera Inferiore direttamente dall’Etiopia. Una tesi che la famiglia aveva smentito con forza proprio i giorni dopo il decesso, relegando le cause dell’estremo gesto non ad episodi legati alla discriminazione razziale. Il padre, Walter Visin, ha annunciato che la lettera scritta dal figlio nel 2019 verrà letta nelle scuole, alle conferenze e in ogni appuntamento in cui verranno chiamati per la sensibilizzazione dei giovani.

Il razzismo
«E io e mia moglie abbiamo deciso che daremo voce al pensiero di Seid, porteremo avanti la sua lotta contro il razzismo e contro ogni tipo di discriminazione. Lo faremo a partire dalla sua lettera. La leggeremo e la discuteremo nelle scuole, nei campi di calcio, nelle conferenze. Lo faremo per lui e per ogni Seid che si sente fuori posto per il colore della sua pelle. In quei giorni eravamo scioccati, confusi. Mia moglie lo ha trovato in quelle condizioni… una cosa devastante. Abbiamo alzato dei muri per difenderci dal dolore e per respingere un assalto mediatico che non ci aspettavamo. Non era tempo per ragionare su quello che ci era caduto addosso. Ora invece lo sappiamo: sì, il razzismo ha contato nella vita e nella morte di nostro figlio. Seid era un ragazzo che aveva dei cassetti segreti chiusi nella sua mente, c’erano dentro dispiaceri e abusi subiti in Etiopia da piccolo, contenevano tutte le sue fragilità. Questo ha certamente contato nella sua decisione di togliersi la vita. Ma in quella decisione c’è anche il razzismo che ha vissuto come ragazzo nero qui in Italia». L’uomo ha raccontato diversi episodi razzisti che ha subito il figlio. “Quando giocava a Milano qualcuno aveva urlato ‘togliete quel n… di merda’”, racconta il padre. “A Nocera invece il ragazzo era più protetto, ma anche lì sono successi piccoli episodi”. Walter racconta che alla fine lui e la moglie sono arrivati alla conclusione che Seid non aveva svelato loro tutta la sua sofferenza

“Non era uno scherzo”
Tutt’oggi Walter Visin etichetta come goliardia alcune frasi rivolte al figlio, al quale diceva di non farci caso, che erano solo battute. «Erano frasi dette per scherzo da persone che gli volevano anche bene. Io gli dicevo sempre di non badarci, che erano solo battute, che doveva farsele scivolare addosso come l’olio… Ora so che ogni parola può aprire una ferita. Che erano ferite anche le parole di qualche nostro parente disoccupato che diceva “vengono qui e ci rubano il lavoro”. Anch’io ho sbagliato a sdrammatizzare».

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