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Il cortometraggio “Venti minuti” in concorso alla 52esima edizione del Giffoni Film Festival Provincia Provincia e Regione Turismo ed Eventi 

Il cortometraggio “Venti minuti” in concorso alla 52esima edizione del Giffoni Film Festival

Dopo aver collezionato diversi premi e riconoscimenti, sarà in concorso alla 52esima edizione del Giffoni Film Festival, nella sezione Parental Experience, VENTI MINUTI, il cortometraggio diretto da Daniele Esposito e scritto dallo stesso Esposito con Annabella Calabrese, anche interprete, che ritrae la tragedia dell’Olocausto nell’intimità delle mura domestiche, dal punto di vista di una famiglia ebrea, che da un momento all’altro deve lasciare tutto in soli venti minuti.

Il corto sarà proiettato al Giffoni Film Festival il 29 luglio e in seguito verrà distribuito da Rai Cinema Channel sulle sue piattaforme.

Roma, 16 Ottobre 1943. È mattina presto, Lea, svegliata da un incubo sente bussare alla porta. Due soldati tedeschi le consegnano un biglietto: lei e suo marito Enzo hanno venti minuti per lasciare le loro vite e seguirli. Ma sulla lista dei tedeschi i nomi dei loro figli, Cesare e Fiorella, non ci sono. I due sono indecisi sul da farsi: nella concitazione del momento dovranno prendere la decisione più importante della loro vita.

“Venti Minuti”, prodotto da LE CHAT NOIR e realizzato con il contributo della Regione Lazio, racconta di uno dei periodi più bui della storia dell’umanità, mettendo in scena i drammi vissuti dalle vittime, ma concentrandosi sulla sfera intima e familiare, per rendere, così, il racconto universale.

Cosa sono 20 minuti nella vita di una persona? Nulla. Ma per i tanti protagonisti di quel 16 ottobre 1943 sono diventati interminabili…infiniti: l’ultimo ricordo indelebile di un proprio caro, l’attimo che ha fatto la differenza nella determinazione dei propri destini.  Riportando gli avvenimenti ad una dimensione familiare si desidera stimolare un’immedesimazione nell’indimenticata tragedia della shoah preservandone, in questo modo, la memoria storica.

Enzo e Lea sono e saranno fantasmi della memoria dei loro figli, Cesare e Fiorella, che per il resto delle loro vite ricorderanno gli ultimi attimi vissuti con i propri genitori.

Avendo avuto modo di intervistare un superstite di quel 16 ottobre 1943 ho notato che, quando si vivono momenti così inspiegabili e traumatici, i ricordi diventano un loop infinito che si vivrà per tutta la propria esistenza, e il tempo si cristallizza, com’è cristallo il vetro degli specchi attraverso il quale io racconto questo spaccato di vita”_ annota il regista e sceneggiatore Daniele Esposito.

Specchi che riflettono una vita che si sgretola minuto per minuto, secondo per secondo, davanti agli occhi dello spettatore.

La prospettiva è quella dei bambini, e in particolar modo quello della piccola Fiorella, come se tutto quello che si mostra nel film non fosse altro che una trasposizione del ricordo e della sua immaginazione. Per questo motivo si è scelto una punto di vista inusuale  e non per forza sempre a fuoco, cercando di dare questo senso di disorientamento tipico della sfera onirica. Una storia intima, umana e sentita che si inserisce nel macrocosmo della Storia, di una delle pagine più drammatiche della Storia dell’umanità, con estrema sensibilità.

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