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Il 17 maggio di 50 anni fa l’omicidio a Milano del commissario Calabresi Attualità 

Il 17 maggio di 50 anni fa l’omicidio a Milano del commissario Calabresi

Accadde oggi 50 anni fa: lo uccisero a Milano sotto casa sua, a colpi di pistola, il 17 maggio 1972, cinquant’anni fa. L’assassinio del commissario di polizia Luigi Calabresi fece seguito a una violenta campagna di stampa contro la vittima, accusata di essere responsabile per la morte del ferroviere anarchico Giuseppe Pinelli, precipitato da una finestra della questura di Milano nella notte tra il 15 e il 16 dicembre 1969, pochi giorni dopo la strage di piazza Fontana.

Una morte annunciata, dato che il dirigente di polizia era diventato l’obiettivo di una durissima campagna politica e mediatica che lo individuava come responsabile della morte dell’anarchico Giuseppe Pinelli, morto dopo un volo dalle finestre del quarto piano della questura di Milano durante le indagini sulla strage di piazza Fontana.

 

La vicenda Calabresi inizia in realtà il 12 dicembre 1969. È venerdì pomeriggio e alla sede della Banca Nazionale dell’agricoltura esplode una bomba che uccide 14 persone (salite a 17) e ne ferisce 88. Le indagini della Questura, coordinate dal commissario Luigi Calabresi della sezione politica vengono subito orientate verso la pista anarchica.

Fra i fermati c’è Giuseppe Pinelli, un anarchico non-violento che Calabresi stima e sa essere perfettamente estraneo alla strage. Viene arrestato Pietro Valpreda, un ballerino senza scritture, spesso in contrasto con Pinelli che viene trattenuto oltre i limiti di legge per avere la conferma della pericolosità di Valpreda. Dopo 3 giorni di digiuno e insonnia, Pinelli precipita la notte del 15 dicembre dalla finestra dell’ufficio di Calabresi. E il commissario finisce per essere identificato come il diretto responsabile. Si scoprirà poi che il commissario non era presente nella stanza. Il giudice istruttore D’Ambrosio stabilirà che la caduta di Pinelli fu causata da un “malore attivo”: sentendosi male, l’anarchico si avvicinò alla finestra aperta e cadde nel cortile della Questura.

La strage di Piazza Fontana segna l’inizio della cosiddetta strategia della tensione, l’antipasto di quelli che verranno definiti gli anni di piombo. Uno scenario pieno di depistaggi ed entro il quale si muovono gruppi neofascisti, servizi segreti deviati. Chi ha messo la bomba di Milano? Una vicenda processuale infinita stabilirà alla fine le responsabilità degli estremisti di destra veneti Franco Freda e Giovanni Ventura.

Le lunghe e innumerevoli indagini hanno rivelato che la strage fu compiuta da terroristi dell’estrema destra, probabilmente collegati a settori deviati degli apparati di sicurezza dello Stato con complicità e legami internazionali i quali però non sono mai stati perseguiti. Nel giugno 2005 la Corte di Cassazione stabilì che la strage fu opera di «un gruppo eversivo costituito a Padova nell’alveo di Ordine nuovo» e «capitanato da Franco Freda e Giovanni Ventura», non più perseguibili in quanto precedentemente assolti con giudizio definitivo (ne bis in idem) dalla Corte d’assise d’appello di Bari nel 1987. Non è mai stata emessa una sentenza per gli esecutori materiali, coloro che cioè portarono la valigia con la bomba, che restano ignoti.

 

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