Eboli, uccise il padre: chiesta assoluzione per infermità
Ha chiesto l’assoluzione per infermità mentale. L’avvocatessa Elena Criscuolo, nella sua arringa in difesa di Vincenzo Santimone accusato di aver ucciso il padre, ha concluso davanti ai giudici della Corte di assise di Salerno affermando che «l’imputato non può essere condannato. E per questo chiedo, in via principale, l’assoluzione in quanto non imputabile per infermità mentale al momento del fatto. In subordine, in via gradata, una condanna al minimo della pena con la concessione dei benefici di legge». Per l’avvocatessa, all’assistito, non possono essere date le aggravanti come richiesto dal pubblico ministero Marinella Guglielmotti (che alla scorsa udienza, al termine della requisitoria, ha chiesto una condanna a 25 anni di reclusione) e cioè la crudeltà «sebbene l’atto sia stato crudele», ha affermato l’avvocatessa Criscuolo in arringa, «non significa che Santimone abbia agito con crudeltà ma piuttosto in preda ad un vero e proprio corto circuito al momento del fatto determinato da disturbi patologici della personalità: è un anaffettivo e ritenuto anche paranoide e schizzoide. Disturbo mentale riconosciuto anche dal dottor Pellegrino, perito nominato da questa Corte di assise, che ha concluso per un vizio parziale di mente e disturbi della personalità ad alta specificazione. Lo scrive il Mattino. E ne può essere contestata l’aggravante dei futili motivi perché il gesto è stato compiuto senza alcun motivo, se non quello del disturbo mentale». Il parricidio avvenne ad Eboli il 5 marzo 2024 al culmine di una lite avvenuta in casa: la vittima, Riccardo Santimone ex gommista di 76 anni, fu raggiunto da numerose coltellate inferte dal figlio. La vittima molto conosciuta nel centro della Piana del Sele era ormai in pensione e si dedicava all’assistenza della moglie affetta da gravi problemi di salute e che, al momento dell’omicidio, era anche lei a casa allettata per le serie ed irreversibili condizioni di salute. Era sera quando il figlio Vincenzo fece irruzione in cucina iniziando a litigare con il padre e, al culmine del litigio, impugnò un coltello da cucina colpendolo alla gola e al torace e provocandone la morte. La vittima cercò di rifugiarsi in bagno, ma invano.
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