il fico Dottato come leva di sviluppo per il futuro degli Alburni
Cosa resta quando si spengono i riflettori su un evento gastronomico? A Ottati la risposta prova ad andare oltre i piatti serviti, gli show cooking e i due giorni di manifestazione.
La quarta edizione di “Ficus in Tabula – I gusti del Fico Dottato”, svoltasi il 12 e 13 settembre nel Convento dei Domenicani, ha utilizzato ancora una volta la gastronomia come porta d’ingresso per raccontare qualcosa di più ampio: gli Alburni, le loro produzioni, il patrimonio agricolo, le competenze e la possibilità di trasformare le risorse di un’area interna in occasioni di sviluppo.
Non a caso tutto è cominciato dalla terra.
Nel giardino del Convento dei Domenicani è stato piantato simbolicamente il primo fico del nuovo progetto agricolo del Comune di Ottati. Accanto al sindaco Elio Guadagno sono intervenuti Andrea Volpe, Michele Cammarano, Annapaola Voto, direttrice generale di IFEL Campania, e Carmen Passannante dell’Azienda Agricola Sykè, realtà che proprio a Ottati porta avanti il lavoro quotidiano intorno al Dottato.
Quella piantumazione ha rappresentato simbolicamente l’inizio di un disegno molto più ampio. Il progetto comunale prevede 5.000 nuove piante di fico Dottato, alle quali si aggiungeranno mille piante di nocciolo micorrizate al tartufo, attività di allevamento di suini e galline e un laboratorio attrezzato per la trasformazione delle produzioni, anch’esso di proprietà comunale.
L’obiettivo dichiarato dall’amministrazione è costruire progressivamente una filiera nella quale pubblico e privato possano lavorare insieme e utilizzare le risorse del territorio per creare economia e occupazione.
«La piantumazione rappresenta l’inizio di una visione e di un cambio di paradigma – ha spiegato il sindaco Elio Guadagno –. Vogliamo che l’amministrazione comunale possa svolgere anche una funzione imprenditoriale, facendo leva sulle filiere del territorio per generare sviluppo e occupazione. Siamo ancora in una fase embrionale e la comunità dovrà essere protagonista di questo processo. Il lavoro sinergico tra pubblico e privato deve aiutarci a contrastare lo spopolamento e a creare le condizioni perché i nostri giovani possano restare o tornare nel proprio paese».
Competenze, non soltanto promozione
Lo stesso tema è emerso nel confronto inaugurale attraverso l’intervento di Annapaola Voto, direttrice generale della Fondazione IFEL Campania.
Il rapporto tra IFEL Campania e Ottati ha già trovato applicazione attraverso DIGIT, progetto che lavora sul rafforzamento delle competenze e sull’innovazione come strumenti di inclusione e sviluppo anche nei territori interni.
Durante il talk Voto ha richiamato proprio la necessità di lasciare nei piccoli comuni strumenti e competenze capaci di produrre effetti duraturi sul tessuto economico e culturale.
«Ficus in Tabula mette al centro il fico Dottato come risorsa e attrattore gastronomico e turistico, ma anche come opportunità nel contrasto allo spopolamento», ha sottolineato Voto.
È probabilmente qui che si trova una delle chiavi della manifestazione: utilizzare un prodotto fortemente identitario come punto di partenza per rendere visibile un territorio che non può affidarsi soltanto alla promozione turistica, ma ha bisogno di costruire opportunità reali intorno alle proprie risorse.
Il Dottato raccontato dalla terra e dalla cucina
La gastronomia ha rappresentato il linguaggio attraverso il quale rendere questa visione immediatamente leggibile.
Il percorso è partito con Simone Cerruti della Baita al Cotruzzo di Roccadaspide, interprete di una pizza profondamente legata all’area interna del Cilento, che per Ficus in Tabula ha costruito la propria proposta intorno al fico Dottato e alla pancetta di cinghiale.
Anche il racconto della carne ha mantenuto un forte legame con gli Alburni, attraverso la Braceria L’Incontro di Bellosguardo e la Macelleria Marcigliano, due realtà del territorio coinvolte nella proposta gastronomica della manifestazione.
La domenica mattina il racconto è tornato all’origine con la Ficus Experience “Dalla pianta alla tavola” nell’Azienda Agricola Sykè: raccolta direttamente nel ficheto e un’immersione nella cultura agricola che ruota intorno alla pianta e alla sua lavorazione.
Nel corso della giornata Valentino Tafuri di 3 Voglie ha portato il Dottato nel mondo dei lievitati, mentre Giuseppe Biscardi di Grani di Kore lo ha interpretato attraverso la pasticceria.
Con Daniele Binario, chef di Ficheria dell’Azienda Santomiele, il fico è diventato materia di cucina attraverso una realtà che da anni lavora sulla trasformazione e sulla valorizzazione di questo prodotto.
A chiudere la quarta edizione è stato Cristian Torsiello di Osteria Arbustico, che ha creato per Ficus in Tabula il suo “fico alla pizzaiola”, piatto rappresentativo di questa edizione e sintesi dell’incontro tra un prodotto antico e il linguaggio della cucina contemporanea.
Esperienze differenti, accomunate dalla scelta di non trattare il Dottato semplicemente come ingrediente da aggiungere a una ricetta, ma come elemento attraverso il quale leggere il territorio.
Una vetrina per gli Alburni, ma soprattutto un progetto che resta
È in questo senso che Ficus in Tabula può diventare una vetrina per gli Alburni. Non una vetrina nella quale esporre per due giorni prodotti e specialità, ma un luogo nel quale mettere in relazione agricoltori, artigiani, ristoratori, istituzioni, competenze e comunità.
Perché nelle aree interne un evento ha realmente valore quando riesce a lasciare qualcosa dopo la propria conclusione.
A Ottati rimane il primo fico piantato nel giardino del Convento, mentre altri cinquemila entreranno nel progetto agricolo comunale. Rimane una filiera sulla quale continuare a lavorare, rimangono le competenze, le aziende e un patrimonio agricolo da trasformare in opportunità.
E rimane soprattutto un interrogativo che va oltre i confini di Ottati: quanto può fare un prodotto identitario per aiutare un territorio a raccontarsi, creare economia e continuare a essere abitato?
Ficus in Tabula prova, anno dopo anno, a costruire una risposta.





