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Storie di Remo, la panchina del professore Attualità 

Storie di Remo, la panchina del professore



Terza puntata

 

Il professore arrivava alla panchina nel pomeriggio,quando le persone che la “frequentavano“

avevano qualche ora di libertà ,sia dal lavoro che dagli impegni familiari.
Ormai il suo auditorio si era ridotto allo zoccolo duro di coloro che erano intenzionati ad arrivare alla verità tramite i suoi principi.
Questi non erano concetti piovuti nell’intelletto per caso , ma riferiti ad un periodo drammatico della sua vita.
Varie vicissitudini avverse avevano ridotto la sua famiglia allo stremo.
Lui e i suoi figli stavano convivendo con una terribile depressione ed avevano visto crollare tutto intorno a sé.
In piedi , stoicamente, dimostrando una forza incredibile,era rimasta solo la moglie.
In quel mare procelloso ,aveva coraggiosamente preso in mano il timone della barca ,cercando un approdo sicuro per la famiglia in pericolo.
Il prof non mangiava più e la sera per evitare di mostrare agli altri le sue debolezze che si traducevano in notti insonni ,si ritirava su un divano all’ingresso della casa .
Era proprio in quel posto che egli,quando rimaneva solo ,si alzava in piedi e sollevava in alto le braccia ,invocando il Padre Celeste .
Lo faceva tutte le sere con una partecipazione emotiva enorme ,fino a che una notte Egli arrivò.
“Ormai sei vecchio e stanco”gli disse ,mandando barlumi nel suo intelletto.
“Mi hai sempre cercato ovunque, ma in posti dove non c’ero e ora che sei nell’ultimo pezzo di vita ho ascoltato il tuo dolore e sono venuto da te.”
Il prof rimase impietrito.
Non erano semplici barlumi ,ma una voce vera ,mentre le sue mani tese quasi toccavano il soffitto.
“Signore perdonami“.
-egli disse –
“È vero ,ti ho cercato da sempre ,ma non eri mai Tu quello che incontravo.Ora ,dopo tanta penosa ricerca,come faro’ a riconoscerti ?
I barlumi erano scintillanti e nitidi nella sua mente e il prof era certo che questa volta non si sbagliava ,quando
la voce disse:
“Inginocchiati davanti a Dio ,togli dal tuo intelletto tutto gli indottrinamenti reconditi delle religioni e sappi che quando sei di fronte al Maggiore tutti i minori cessano di esistere.
E perché tu sia certo che è così ,non ti dico di chiedermi una grazia,neanche due e neppure tre.
Chiedimi dieci cose che ti mancano per riacquistare il bene della serenità .”
Il prof era in ginocchio ma non con il capo chino.
Aveva lo sguardo in alto e il soffitto non c’era più , perché egli vedeva un cielo pieno di stelle.Era il Creato ,immenso ed infinito a mostrargli la grandezza di Dio .
Non c’era bisogno né di fede né di leggere libri perché dinanzi ai suoi occhi c’era l’infinito,grande come un miliardo di deserti è ancora di più.
E lui era un essere umano piccolo come un granello di polvere.
Il prof giuro’ di togliere dal suo intelletto ogni indottrinamento inculcatogli dagli altri uomini e di mantenere fino alla fine quella promessa fatta a Dio direttamente.
Così avvenne che nei giorni successivi si verificassero ,in rapida successione,
tutte e dieci le sue richieste ed egli capì che quella notte dava a lui c’era il Signore.
Da quel giorno , le verità che il suo intelletto seguì furono solo quelle storicamente dimostrate e la sua mente accettò soltanto i fatti verificati dalla ragione.
Il suo credo fu :
“UBI MAIOR MINOR CESSAT”
L’anima per vivere dopo la morte,nella propria vita non può avere nessuno tra se stessa e Dio.
Qualsiasi frapposizione umana sarebbe recondita ed inquinante , ma soprattutto irrazionale e irrispettosa del dono più grande di Dio:
L’INTELLETTO.
Quel giorno il prof disse che quella che aveva appena annunciata eral’unica condizione assoluta e inevitabile perché gli altri potessero seguire il suo stesso percorso.
Chi accettava quel Credo ,avrebbe potuto continuare a frequentare la panchina,diversamente era inutile cercare Dio , neppure tra il profumo delle fioriture,di fronte alla fontana di don Tullio.

 

Camily Bosch

 

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