SP184 di Agropoli: barriere fisiche escludono le persone con disabilità dal percorso verso Trentova
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani intende riportare al centro dell’attenzione pubblica una vicenda che non può essere relegata a semplice disservizio urbano, ma che chiama in causa in modo diretto il rispetto dei diritti fondamentali della persona. Ad Agropoli, lungo la strada provinciale SP184 che conduce alla celebre baia di Trentova, si consuma da tempo una contraddizione evidente: uno dei tratti più suggestivi del territorio è, nei fatti, inaccessibile a una parte dei cittadini.
Le condizioni del marciapiede risultano compromesse da avvallamenti, dissesti e infrastrutture collocate senza attenzione ai criteri minimi di accessibilità. Le ringhiere appaiono deteriorate, mentre i pali dell’illuminazione, installati direttamente lungo il percorso pedonale senza adeguati spazi di pertinenza, costituiscono ostacoli fisici insormontabili per chi si muove in sedia a rotelle. Non si tratta soltanto di disagi: si tratta di barriere che limitano la libertà di movimento, impediscono la fruizione del paesaggio e, nei casi più gravi, espongono le persone a rischi concreti per la loro sicurezza.
A denunciare con costanza questa situazione è stato l’attivista Christian Durso, che ha più volte segnalato le criticità sia alla Provincia di Salerno sia al Comune di Agropoli. Le sue segnalazioni, supportate anche dall’intervento del Difensore Civico regionale, hanno finalmente prodotto una risposta istituzionale, che tuttavia evidenzia una frammentazione delle competenze: da una parte gli interventi sul manto e sui dissesti attribuiti alla Provincia, dall’altra la gestione degli ingombri legati all’illuminazione rimandata al Comune. In questo intreccio di responsabilità, il rischio è che il problema resti sospeso, mentre i diritti continuano a essere disattesi.
Il CNDDU ritiene che una tale situazione non possa essere giustificata da confini amministrativi o da tempi indefiniti. Quando un marciapiede diventa impraticabile per una persona con disabilità, non è solo un’infrastruttura a fallire, ma è l’intero sistema di garanzie che dovrebbe assicurare uguaglianza e inclusione. La possibilità di percorrere uno spazio pubblico, di godere di un panorama, di vivere il proprio territorio senza ostacoli non è un privilegio, ma un diritto che trova fondamento nei principi costituzionali e nelle convenzioni internazionali.
La vicenda della SP184 assume così un valore emblematico. Essa dimostra quanto sia ancora fragile l’attuazione concreta dei diritti umani quando non è accompagnata da una visione integrata e da una responsabilità condivisa tra le istituzioni. Non basta riconoscere le criticità, né limitarsi a rispondere formalmente alle segnalazioni: è necessario tradurre l’impegno in interventi reali, visibili e tempestivi.
Per questo motivo, il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani sollecita un’azione coordinata e risolutiva da parte degli enti competenti, affinché il tratto della SP184 venga finalmente reso sicuro e accessibile. Restituire piena fruibilità a questo percorso significa restituire dignità a chi oggi ne è escluso e affermare, in modo concreto, che i diritti non possono fermarsi davanti a un ostacolo fisico.
Non intervenire, a questo punto, non sarebbe più una semplice omissione amministrativa, ma una responsabilità politica e civile ben precisa. Ogni giorno di ritardo consolida una disuguaglianza evitabile e rende più profonda la distanza tra principi dichiarati e realtà vissuta. È su questo scarto che si misura la credibilità delle istituzioni.
Il Coordinamento continuerà a seguire con attenzione l’evolversi della situazione, ma non si limiterà a osservare. Questa vicenda impone una risposta chiara, tempi certi e risultati verificabili. Perché l’accessibilità non è un’opzione, né un intervento rinviabile: è il confine concreto tra inclusione ed esclusione. E quel confine, lungo la SP184, oggi è ancora troppo evidente.





