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Vallo della Lucania, piscina riabilitativa chiusa da vent’anni: grave lesione del diritto alla salute, si chiede un intervento  della Regione Provincia Provincia e Regione zonarcs 

Vallo della Lucania, piscina riabilitativa chiusa da vent’anni: grave lesione del diritto alla salute, si chiede un intervento della Regione

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani richiama con fermezza l’attenzione pubblica e istituzionale su una vicenda che, da troppo tempo, si consuma nel silenzio: la chiusura della piscina di riabilitazione presso l’ospedale “San Luca” di Vallo della Lucania, divenuta nel corso degli anni simbolo di un diritto alla salute progressivamente svuotato.

A riportare questa realtà al centro del dibattito è la voce di Christian Durso, attivista e persona con disabilità motoria, che si fa interprete di un disagio collettivo, non più rinviabile. La piscina non era un servizio accessorio, ma uno spazio di cura reale, concreto, capace di incidere sulla qualità della vita di molte persone. La sua chiusura non ha soltanto interrotto una prestazione sanitaria, ma ha prodotto una frattura nei percorsi di autonomia, costringendo cittadini già fragili a rinunce, spostamenti e sacrifici che una sanità equa dovrebbe prevenire, non aggravare.

Per anni, le ragioni ufficiali hanno fatto riferimento a limiti normativi e vincoli economici, tra cui l’esclusione dell’idrokinesiterapia dai Livelli Essenziali di Assistenza e il piano di rientro sanitario regionale. Tuttavia, quando una giustificazione amministrativa finisce per comprimere un diritto fondamentale, il problema non può più essere ricondotto alla tecnica: esso chiama in causa responsabilità politiche e scelte di valore.

Oggi, con la Regione Campania fuori dal piano di rientro e sotto la guida del Presidente Roberto Fico, il quadro è mutato. Ciò che resta immutato, invece, è l’assenza di risposte. E in questa assenza si misura la distanza tra le dichiarazioni di principio e la realtà vissuta da chi, quotidianamente, vede limitato il proprio diritto alla cura.

Il silenzio istituzionale non è neutro: pesa, incide, produce effetti. Significa accettare che un servizio essenziale possa rimanere sospeso indefinitamente, mentre le persone continuano a cercare altrove ciò che dovrebbe essere garantito nel proprio territorio. Significa, soprattutto, tollerare che il diritto alla salute venga declinato in modo diseguale, a seconda delle condizioni individuali e delle risorse disponibili.

Il CNDDU ritiene che questa vicenda non possa più essere relegata a questione locale. Essa rappresenta, piuttosto, un banco di prova della credibilità delle istituzioni nel dare attuazione concreta ai principi costituzionali, a partire dall’articolo 32.

Per queste ragioni, il CNDDU si rivolge direttamente al Presidente della Regione Campania, Roberto Fico, perché assuma una decisione chiara, pubblica e non più eludibile sulla riattivazione della piscina di riabilitazione di Vallo della Lucania. Non siamo di fronte a una richiesta accessoria né a una rivendicazione di parte, ma a un diritto esigibile che riguarda persone già esposte a condizioni di vulnerabilità e che non possono continuare a pagare il prezzo dell’inerzia amministrativa.

Ogni ulteriore ritardo equivale, nei fatti, a una sottrazione di opportunità di cura, autonomia e dignità. Ed è proprio su questo terreno che si misura la responsabilità politica: nella capacità di tradurre i principi in scelte operative, soprattutto quando in gioco vi sono i diritti dei soggetti più fragili.

Il tempo delle giustificazioni è concluso. È il momento delle decisioni. Garantire l’accesso alla riabilitazione in acqua significa affermare concretamente che la salute non è un privilegio selettivo, ma un diritto universale che non può essere subordinato né a logiche di risparmio né a ritardi organizzativi. La Regione Campania ha oggi l’opportunità – e la responsabilità – di dimostrare che la tutela delle persone con disabilità non è un enunciato formale, ma un impegno reale, verificabile e immediato.

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