STORIE DI REMO, VOLO SALERNO ROMA AVANA SOLO ANDATA
Sesta puntata
L’Hotel Nacional è il monumento storico e culturale dell’Habana.
Costruito dagli americani tra gli anni 28/30 del novecento ,ha segnato la vita della capitale cubana nei suoi momenti più importanti.
Oltre ad essere Monumento Nazionale , è iscritto nel registro UNESCO della Storia del Mondo.
Per i cubani lavorare nei grandi Hotel è stato sempre motivo di interesse socio economico.
Questo ,non per il salario che rispetta miseramente gli standard nazionali che vanno dai 30 ai 50 dollari al mese,ma per la possibilità dei dipendenti di entrare in contatto con le personalità in vacanza sull’isola.Al Nacional alloggiano i VIP e le persone molto ricche da cui è facile avere laute mance.

Le cucine sono provviste di cibo che fatalmente ,oltre a finire nei piatti dei clienti,sfama anche le famiglie di quelli che lavorano nell’albergo.
Delia era aiuto cuoca e trascorreva il suo turno di lavoro nella grande cucina dello storico Hotel ; era contenta del suo impiego che garantiva ogni sera oltre ad una “busta alimentare” da portare a casa,anche la partecipazione alle mance dei camerieri.
Mentre Ernesto percorreva il Malecon in direzione dell’Hotel ,aveva in cuor suo la speranza che la ragazza si trovasse al lavoro per il turno serale.
Chiese in portineria e dopo un po’ lei comparve con la cuffietta ed un grembiule granata .
La sua avvenenza agli occhi di Ernesto apparve ancora più evidente e il giovane rimase senza parole quando lei lo salutò’ con un bacio sulla guancia.
Era un poco contrariata per essere stata disturbata durante il turno di lavoro.
“Ho provato a chiamarti un sacco di volte ma non mi rispondevi e sono passato a vedere se ti fosse successo qualcosa “
Lei gli spiegò che aveva il telefono rotto e le avevano anche detto che non si poteva riparare.
Mentre Delia parlava ,Ernesto ne avvertiva il fascino magnetico che gli procurava emozione solo a guardarla .
Aveva i capelli raccolti sotto la cuffietta e la sua bellezza raccontava di una ragazza seria che cercava una vita lontana dalle discoteche e i ritrovi turistici.

Bella com’era ,avrebbe potuto andare la sera a divertirsi nei locali notturni e cercare avventure con turisti danarosi.
Ma non era il tipo da compagnie occasionali e per questo si era cercata un lavoro.
Aveva una trentina di anni e diverse storie sentimentali da raccontare.Al momento non aveva legami ed Ernesto quando lei gli disse che doveva tornare in cucina ,le chiese se poteva aspettarla alla fine del turno di lavoro per rimanere un po’ con lei.
“Finisco alle 10 ,ma non posso fare tardi sennò mia zia si preoccupa.
Se vuoi ripassa e aspettami alle panchine di fronte all’albergo,”- gli rispose e poi scappò via imbarazzata dalla gente che la guardava.
Ernesto uscì e respiro’ a pieni polmoni “la salmastra” che saliva dal Malecon.
Erano le 8 “de la noche “e prese a vagare con il motorino tra le strade del Vedado guardando le caffetterie appena illuminate.
Si fermo’di fianco al marciapiede del Malecon e si andò a sedere sul largo muro che i cubani chiamano il sofà de l’Avana.Era felice di averla ritrovata e sentiva nel petto quella dolce malinconia che ti prende quando ti stai innamorando.
Teneva d’occhio il motorino mentre rimaneva seduto a guardare il crepuscolo che calava da Ovest.
Con le braccia cingeva le sue caviglie ,mentre più in là un vecchio nero con la barba bianca suonava un organetto.
Trovare un cubano discreto è quasi impossibile,difatti dopo un po’ il vecchio smise di suonare e rivolto a lui disse:
“Seguro la cica es muy bonita!”
La sua espressione e qualche sospiro avevano fatto entrare il vecchio nei suoi pensieri.
Ernesto fece cenno di sì con la testa,poi riprese a guardare gli ultimi bagliori rossi del sole ormai completamente sparito all’orizzonte .
Il cubano aveva ripreso a suonare e le note di Magliari’,l’ultimo successo di Compay Segundo carezzarono i pensieri di Ernesto .
Sospirava con gli occhi chiusi ,mentre un venticello marino gli portava alle narici l’odore di oleandro dei capelli di Delia.

Camily bosch





