Scafati: una gang prende di mira le gioiellerie
Due furti con destrezza in una manciata di ore. Stessa tecnica e bottino simile. Ad agire la stessa coppia di uomini, che ieri notte ha fatto razzia in due gioiellerie di Scafati.
I colpi sono stati messi a segno all’Alma Gioielli di via Martiri d’Ungheria e alla Minuti Preziosi di via Tricino. In entrambi i casi i ladri sono riusciti a trafugare alcuni rotoli di gioielli del valore di 3mila euro ciascuno.
Il primo episodio è avvenuto poco dopo la mezzanotte, come immortalato dalle telecamere di videosorveglianza dell’attività commerciale di via Martiri d’Ungheria, zona non poco distante dal centro. Dopo aver forzato la saracinesca del negozio, i ladri sono riusciti a sfilare diversi rotoli di preziosi del valore di 3mila euro, che si trovavano nella vetrina della gioielleria. La coppia di malviventi ha anche provato a forzare la cassaforte della Alma Gioielli, ma dopo alcuni tentativi andati a vuoto hanno deciso di dileguarsi nel nulla per evitare di trovarsi davanti i carabinieri della locale tenenza di Scafati.
Stesso modus operandi qualche ora più tardi, alle 3 circa, è avvenuta in via Tricino, in zona San Pietro. Qui a essere presa di mira è stata la gioielleria Minuti Preziosi. Ad entrare in azione la stessa coppia di uomini che, dopo aver forzato l’ingresso, ha iniziato a trafugare quanti più gioielli possibili. Il bottino in questo caso sarebbe di oltre dieci collanine d’oro del valore di 3 mila euro. Nemmeno in questo caso è stata forzata la cassaforte del negozio, come è emerso dalle registrazioni delle telecamere a circuito chiuso dell’attività commerciale. A dare l’allarme, ieri mattina, sono stati i rispettivi titolari.
I carabinieri agli ordini del comandante Gennaro Vitolo ora stanno ora cercando di dare un nome e un volto ai due ladri che con destrezza hanno messo a segno i colpi nelle due gioiellerie.
Il riserbo sulle indagini è massimo. Al vaglio ci sono proprio i filmati delle telecamere presenti nei negozi finiti nel mirino della coppia specializzata. Fonte: La Città di Salerno





