Requisitoria pm
Oltre 8 secoli di reclusione chiesti nel processo con rito abbreviato dal pm della Dda di Salerno Elena Guarino per 72 esponenti del clan Fezza/De Vivo di Pagani con ramificazioni nell’Agro nocerino Sarnese fino ad arrivare nei Vesuviani. Estorsioni, spaccio, tentato omicidio, riciclaggio e pestaggi tra i reati contestati e aggravati dal metodo mafioso al gruppo capeggiato dalle donne dei boss (in carcere) della consorteria del centro storico paganese. Pene che vanno dai 20 ai 2 anni e mezzo. Da aggiungere 5 patteggiamenti (da ratificare) e un processo con rito ordinario per 16 imputati con decreto che sarà disposto nelle prossime udienze dal gup Brigida Cavasino del Tribunale di Salerno. Determinanti per la pubblica accusa anche le dichiarazioni attraverso 11 verbali del collaboratore di giustizia Vincenzo Petranovic (figlio di Tommaso Fezza ‘o furmaggiar capo cosca che sta scontando l’ergastolo), catturato a Milano qualche mese dopo essere sfuggito al blitz di settembre 2025. Per lui, proprio in virtù del suo status di pentito, la procura ha chiesto 4 anni e 2 mesi di reclusione. Chiesti 20 anni per Vincenzo Confessore, Graziano Petrone, Andrea De Vivo, Francesco Fezza, Antonio Petrosino D’Auria e Michele Petrosino D’Auria. Quindi 19 anni e 5 mesi per Mario D’Amora, 19 anni per Daniele Confessore, 18 anni per Francesco Amarante, 18 anni per Mario D’Auria e Gioacchino Petrosino D’Auria meglio conosciuto come “spara spara”. E ancora 17 anni per Sergio Montagna, 16 anni per Alfonso Passamano e Antonio Califano, 15 anni per Giuseppe Matrone e Giuseppe De Vivo, Giuseppe D’Auria, 14 anni per Karol Califano. Per quelle che la procura Antimafia reputa le donne del clan che avrebbero preso i posti di compagnia e mariti quando questi erano in carcere la Dda ha chiesto quasi 60 anni di reclusione. Si tratta di Antonietta Luna, Rita Fezza (assente perché non è riuscita a raggiungere il Tribunale di Salerno a causa dei blocchi dei Tir), Anna Mannoni e Giovanna Ceruso. Altre condanne richieste vanno dai 14 anni fino a quelle più miti per reati non aggravati dal metodo mafioso





