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Papà in catene: «Fatemi incontrare mio figlio» Cronaca Primo piano 

Papà in catene: «Fatemi incontrare mio figlio»



In catene, davanti al Palazzo di giustizia, per chiedere di poter riabbracciare suo figlio senza la presenza degli assistenti sociali. È un disperato gesto – come riportato da Il Mattino in edicola oggi, quello compiuto ieri da Marco Albani, 37 anni, di Nocera, che da ormai 3 anni, sta lottando per il riconoscimento del suo diritto alla paternità, diritto costantemente calpestato da quando, appena sei mesi dopo la nascita del bambino, la moglie lo lasciò, andando via con il figlio e innescando una serie di incomprensioni nei confronti dell’ex coniuge sotto processo con l’accusa di stalking nei riguardi dell’ex moglie che è sua volta a giudizio per mancata esecuzione di un provvedimento emesso dal giudice concernente l’affidamento di minori. Così, ieri, l’uomo che dallo scorso ottobre stava aspettando la sentenza che avrebbe dovuto modificare il diritto di visita che stabilisce che gli incontri tra padre e figlio possano avvenire solo presso la struttura dei servizi sociali del Comune di Castel San Giorgio, si è incatenato davanti al tribunale. È dovuta intervenire la polizia e, intorno alle 11.30 è stata finalmente notificata al suo legale la sentenza, firmata il 28 dicembre, che disciplina gli incontri tra padre e figlio.

Il 37enne potrà incontrare il proprio bambino due volte a settimana non più solo presso i servizi sociali ma anche all’interno di una ludoteca, «nell’ottica di una graduale affrancazione del rapporto tra padre e figlio dalla dipendenza dei servizi sociali e per offrire al minore – si legge nella sentenza – ambienti di gioco più attrezzati e tentare di favorire lo svolgimento del rapporto genitoriale all’esterno del guscio del Servizio Sociale». «La struttura dove sono ubicati i servizi sociali – prosegue ancora il giudice in un altro passo della sentenza – presenta condizioni ambientali e strutturali che non aiutano la più proficua relazione tra padre e figlio» nonostante il padre si organizzi «portando giochi e allestendo gli ambienti per rendere più confortevoli le condizioni per passare il tempo con il proprio figlio».

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