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Omicidio della piccola Jolanda a Sant’Egidio, il consulente della difesa: “La bimba non è stata uccisa dai genitori” Provincia e Regione 

Omicidio della piccola Jolanda a Sant’Egidio, il consulente della difesa: “La bimba non è stata uccisa dai genitori”

Lesioni pregresse ai polmoni compatibili con una patologia da individuare, in grado di compromettere le funzioni vitali: questo l’esito della deposizione del consulente di parte (cioè quello nominato dall’avvocato difensore) ascoltato in aula nel corso del processo in Corte d’Assise per la morte della piccola Jolanda Passariello , la bambina deceduta a Sant’Egidio del Monte Albino in seguito a lesioni attribuite ai genitori, entrambi di Pagani, Immacolata Monti e Giuseppe Passariello sotto accusa per omicidio volontario in concorso. La perizia. Il consulente ha svolto la perizia riferendo davanti ai giudici, articolando passaggio per passaggio quanto emerso dagli accertamenti, con elementi scientifici rilevati ad inquadrare delle tracce stratificate e risalenti nel tempo di patologie. In particolare, la deposizione del perito della difesa della donna ha seguito la precedente deposizione del consulente della Procura, con i riferimenti alla grave insufficienza polmonare ricollegata all’intervento meccanico. Il cuscino ipotizzato dall’accusa per il soffocamento, in particolare, resta una ricostruzione non certa, con la compatibilità evidenziata ma non dimostrabile: in altre parole, l’esecuzione è ricostruita tramite le intercettazioni ambientali nella sala d’attesa del commissariato di Nocera Inferiore, insieme agli esiti dell’esame autoptico svolto su disposizione del pm Roberto Lenza , che un anno fa circa guidò le indagini relative al drammatico episodio. I due coniugi sono in carcere dal giugno 2019, con la gravissima accusa di omicidio in concorso, provando a difendersi nel corso del dibattimento: sulla posizione della donna, Immacolata Monti, è stata ascoltata una psicologa rispetto al suo quadro comportamentale, descritto come influenzabile, con dei comportamenti di subalternità, del tutto remissiva rispetto alla volontà altrui. La psicologa ha ravvisato tali indicazioni osservando il comportamento della Monti con le sue compagne di cella e con sé stessa, nel corso degli accertamenti processuali. La donna ha sempre riferito di non ricordare, di non sapere cosa sia realmente successo quella notte, parlando di lesioni provocate dal marito sul viso della piccola «quando la baciava e la stringeva».  Certamente come emerso dall’iter giudiziario e dalle numerose perizie svolte- scrive la Città-, la piccola Jolanda è morta per soffocamento, una ipossia collegata ad una fase di stress inferta o da agenti esterni, come sostenuto dall’accusa, dal gip e dal Riesame, con l’attuale fase processuale davanti alla Corte d’Assise, o per ulteriori circostanze pregresse, come prova a sostenere la difesa. Il dibattimento riguarda accuse in concorso formulate dalla Procura contro marito e moglie davanti ai giudici della Corte d’Assise di Salerno: la donna nelle scorse udienze aveva parlato davanti alla Corte rendendo dichiarazioni spontanee riguardo la situazione familiare, descrivendo i comportamenti del marito, Giuseppe Passariello, il quale spesso, secondo la sua descrizione, esprimeva il suo affetto verso la piccola in maniera scomposta, tanto da provocarle segni sul corpo e sul viso. Il giudizio si concentra su quanto accadde nella fantomatica notte del delitto. La donna imputata era stata scarcerata e rimessa agli arresti domiciliari nello scorso mese di aprile, sulla base di una posizione cautelare meno grave rispetto a quella del marito. In precedenza i periti dell’accusa avevano confermato quanto riferito nella relazione iniziale che accertava la causa della morte con il soffocamento, compatibile con il cuscino riferito nelle intercettazioni ambientali agli atti dell’indagine. Ora il processo proseguirà il prossimo mese di ottobre.

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