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“Nessun è stranier”, striscione su un balcone di un plesso scolastisco di Salerno. Tommasetti: “A scuola servono italiano e integrazione, non slogan” Attualità zonarcs 

“Nessun è stranier”, striscione su un balcone di un plesso scolastisco di Salerno. Tommasetti: “A scuola servono italiano e integrazione, non slogan”



“NESSUN* È STRANIER*”, STRISCIONE SU BALCONE SCUOLA DI SALERNO, TOMMASETTI: «A SCUOLA SERVONO ITALIANO E INTEGRAZIONE, NON SLOGAN»
SALERNO, 3 OTT – «”Qui nessun* è stranier*”. Una scuola pubblica dovrebbe affrontare un tema serio come l’integrazione con strumenti educativi, evitando slogan che sembrano fatti per la contrapposizione politica. E dovrebbe dare il buon esempio nell’uso della lingua italiana: il Ministero ha già raccomandato di evitare asterischi e schwa nelle comunicazioni in ambito scolastico».
Lo dichiara Aurelio Tommasetti, ex rettore dell’Università di Salerno, commentando lo striscione apparso all’Istituto comprensivo Rita Levi Montalcini di Salerno e pubblicato sulla pagina Facebook dell’istituzione scolastica.
«Ogni alunno deve sentirsi accolto e rispettato. Su questo non può esserci alcun equivoco. La critica riguarda gli adulti e la scelta dell’istituto di diffondere quel messaggio attraverso i propri canali. Chi rappresenta una scuola pubblica ha una responsabilità educativa e istituzionale: dovrebbe spiegare il senso delle misure sostenute dal ministro Valditara, anziché alimentare l’idea che si vogliano far sentire estranei gli studenti stranieri. È una rappresentazione capovolta dell’obiettivo dell’integrazione».
Il professore richiama quindi la centralità della lingua italiana e il contrasto alle classi ghetto nella linea sostenuta dal ministro.
«Il punto non è il passaporto: è la conoscenza dell’italiano. Un ragazzo deve poter comprendere le lezioni, studiare e crescere insieme agli altri. Per questo servono sostegno linguistico e condizioni che favoriscano una reale integrazione. Accogliere significa assumersi questa responsabilità fino in fondo. Lasciare uno studente con le sue difficoltà e limitarsi a uno striscione non gli offre gli strumenti di cui ha bisogno».
Tommasetti conclude con un richiamo al rispetto istituzionale e alla funzione della scuola pubblica.
«Le scelte del Ministero possono essere discusse, ma con rigore e rispetto istituzionale. L’autonomia scolastica richiede responsabilità anche nella comunicazione. La scuola deve insegnare ai ragazzi a pensare liberamente e usare correttamente la lingua italiana. Da un’istituzione educativa ci aspettiamo questo: meno slogan, più strumenti per dare a tutti le stesse opportunità».

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