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Mosul, primo concerto di musica classica dopo la cacciata dell’Isis Lifestyle 

Mosul, primo concerto di musica classica dopo la cacciata dell’Isis

Quando Mosul è stata presa dall’Isis, Fadhel al-Badri ha nascosto il suo violino e il suo liuto nella testiera del letto. Sotto il dominio dei jihadisti le arti, tutte, erano state vietate, pena la prigione. O, peggio, la morte.

Oggi che l’Isis non comanda più – la città del Nord Iraq è stata dichiarata «liberata» il luglio dell’anno scorso – Fadhel e gli altri intellettuali sono tornati un poco a respirare. Per festeggiare, sabato scorso, hanno organizzato un concerto di musica classica, il primo da quando le bandiere nere del Califfo sono state deposte. A dirigere l’orchestra, che si è data il nome di Peace Through Arts Farabi, Karim Wasfi, musicista iracheno celebre per aver suonato sui luoghi degli attentati che quotidianamente sconvolgono la capitale Bagdad. «Il giorno dopo che quegli uomini se ne sono andati ho tirato fuori dal nascondiglio i miei strumenti e ho iniziato a baciarli come fossero dei bambini», ha raccontato al-Badri alla Reuters. Poi, la decisione di esibirsi in un parco lungo le rive del Tigri, dove per tre lunghi anni i miliziani avevano addestrato i bambini soldato.

Nonostante le antichi origini – Mosul è il nome che gli arabi diedero alla capitale assira Ninive – la musica e le arti sono sempre state un tabù in città. E l’Isis non è certo stato il primo a censurarle. «Anche dopo l’invasione statunitense i fondamentalisti proibirono tutto. Noi però non abbiamo mai smesso di coltivarle. Di nascosto e in segreto abbiamo continuato ad ascoltare, leggere e guardare. Anche a rischio della nostra stessa vita», ha sottolineato Ali al-Baroodi, professore e fotografo dell’Università di Mosul.

Oltre a portare i libri nei mercati e far circolare i dischi, al-Baroodi e al-Badri hanno convinto i giovani artisti ad abbellire gli spazi comuni della città con murales e dipinti. Ma non solo. Hanno lanciato anche una campagna per riempire nuovamente gli scaffali della biblioteca dell’università dopo che l’Isis aveva dato alle fiamme i volumi e aveva occupato gli edifici del campus in parte distrutto durante i raid della coalizione. «L’identità di Mosul è andata perduta sotto le sue macerie. Sappiamo bene che certe ferite non si rimargineranno. Ma se non possiamo riportare in vita i morti, possiamo almeno provare a salvare il loro ricordo», hanno spiegato i due.

Al centro di questo tentativo di rinascita culturale, il caffè Qantara. Aperto a marzo nella parte Est della città – la prima ad essere stata liberata – il locale oggi è frequentato sia da uomini che da donne, ha una libreria ben fornita e ospita workshop e incontri. Alle pareti, una mostra fotografica racconta la storia della recente devastazione. Tra gli scatti è stata poi appesa una delle divise gialle che l’Isis faceva indossare ai suoi prigionieri affiancata da un paio di manette. Qualche strada più in là, la biblioteca pubblica centrale che l’Isis ha utilizzato come base. Qui i bibliotecari sono riusciti a nascondere 20 mila volumi rari e documenti governativi risalenti all’epoca ottomana. Dopo la liberazione, un gruppo di impiegati si è messo al lavoro per riattivare il servizio di prestito. Ma il restauro si è fermato dopo che i fondi federali per il restauro sono stati bloccati.

Così, mentre sono stati stanziati 30 miliardi di dollari per ripristinare i ponti e le strade, c’è chi si preoccupa dell’anima di questa città ferita. Perché, come ha spiegato il capo della biblioteca Jamal Ahmed, «dobbiamo ricostruire anche le menti ed evitare che tutto questo accada di nuovo». (fonte: corriere.it)

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