Morte del 13enne Alessandro Farina, la Cassazione chiude il processo ma il Ruggi di Salerno non risarcisce la famiglia
La Cassazione ha confermato le responsabilità per la morte di Alessandro Farina, il ragazzo di 13 anni di Pellezzano deceduto nel 2017 a causa di una diagnosi tardiva di diabete di tipo 1 e degli errori nelle cure successive. Ma, nonostante la conclusione definitiva del processo penale, la vicenda giudiziaria per la famiglia non è ancora finita: l’Azienda ospedaliera universitaria San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona di Salerno non ha accolto le richieste di risarcimento e i familiari si preparano a citarla davanti al giudice civile.
La sentenza della Quarta Sezione penale della Corte di Cassazione, pronunciata il 30 aprile 2026, ha confermato gli esiti dei due precedenti gradi di giudizio, rendendo definitivo l’accertamento delle responsabilità penali dei due sanitari imputati e della responsabilità civile dell’Azienda ospedaliera.
Nelle motivazioni vengono ricostruite le omissioni che, secondo i giudici, hanno contribuito alla morte del tredicenne. Una diagnosi tempestiva avrebbe consentito di avviare una terapia adeguata e, se necessario, di trasferire il ragazzo in una struttura specializzata. La corretta applicazione delle linee guida avrebbe inoltre permesso di assicurargli la reidratazione necessaria a contrastare il peggioramento delle sue condizioni.
La pronuncia riguarda i due sanitari imputati e la responsabilità civile dell’Azienda ospedaliera. Non attribuisce, invece, responsabilità penali agli altri medici che avevano avuto contatti con Alessandro prima del ricovero. Dopo la sentenza della Cassazione, i familiari speravano di poter chiudere almeno la partita risarcitoria senza affrontare un altro lungo procedimento. I tentativi di raggiungere un accordo con il Ruggi d’Aragona non hanno però avuto esito positivo. Anche la mediazione obbligatoria si è conclusa senza un’intesa.
La famiglia annuncia quindi l’imminente notifica dell’atto di citazione all’Azienda ospedaliera per ottenere il risarcimento dei danni. Alla perdita di Alessandro si aggiunge così la prospettiva di ulteriori anni di contenzioso, nonostante il definitivo accertamento delle responsabilità in sede penale.
«Non c’è somma che possa restituirmi Alessandro e la vita di un figlio non ha prezzo. Il punto è capire se una famiglia che ha già attraversato anni di aule giudiziarie debba necessariamente affrontare un altro calvario», è il messaggio dei familiari, che chiedono attenzione sulla vicenda e lanciano un appello al presidente della Regione Campania.
La famiglia assistita dall’avvocato Federico Conte
I familiari sono assistiti dall’avvocato Federico Conte, che ha seguito la difesa durante l’intero percorso penale, fino alla pronuncia della Cassazione, e li rappresenterà anche nel prossimo giudizio civile.
La battaglia giudiziaria per la morte di Alessandro entra dunque in una nuova fase. Dopo la conclusione del processo penale, resta aperta la questione del risarcimento: la famiglia chiede che venga individuata una soluzione senza essere costretta a sostenere un ulteriore lungo percorso nelle aule di giustizia.





