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Morte Bergamini, il pm: “23 anni a Isabella Internò” Italia e Mondo Provincia Provincia e Regione zonarcs 

Morte Bergamini, il pm: “23 anni a Isabella Internò”

Un aggravamento della pena dai 16 anni – inflitti inizialmente dalla Corte d’Assise di Cosenza – a 23 anni, gli stessi chiesti dall’accusa in primo grado. È la richiesta di condanna che, martedì (26 maggio) mattina, davanti alla Corte d’Assise di Appello di Catanzaro, al termine di una requisitoria di oltre due ore, il pm Luca Primicerio della Procura di Castrovillari, applicato come sostituto procuratore generale, ha avanzato per Isabella Internò, imputata come istigatrice e partecipe nell’omicidio di Donato «Denis» Bergamini, calciatore ferrarese del Cosenza Calcio morto il 18 novembre 1989 lungo la SS106 Jonica a Roseto Capo Spulico.

Il movente passionale

La donna, che all’epoca dei fatti era l’ex fidanzata di Bergamini, era stata condannata a 16 anni dalla Corte d’Assise di Cosenza a ottobre 2024 per omicidio volontario in concorso con ignoti. Secondo l’accusa, infatti, esiste un solo movente che ha determinato l’omicidio del calciatore originario di Argenta, in provincia di Ferrara, quello passionale: il matrimonio mancato dopo l’aborto della donna, assente in aula. Presente invece Donata Bergamini, sorella di Denis, insieme a Gigi Simoni e Alberto Urban, ex calciatori del Cosenza Calcio. «Non ci sono altri moventi se non quello passionale» ha detto Primicerio, affiancato da Alessandro D’Alessio, procuratore capo di Castrovillari e Salvatore Di Maio, sostituto procuratore generale della Corte d’Appello di Catanzaro. Il pm ha chiesto quindi una rideterminazione della pena, chiedendo il riconoscimento della premeditazione e delle circostanze aggravanti prevalenti sulle attenuanti generiche. Lo riporta il Corriere.

Per l’accusa c’è inoltre il dolo e l’omicidio è volontario e premeditato. Secondo la ricostruzione accusatoria, Bergamini fu soffocato e poi il corpo adagiato lungo la statale dove fu travolto da un camion e non si suicidò gettandosi sotto al mezzo come aveva detto all’epoca e ripetuto nel corso degli anni Isabella Internò che era con lui al momento della morte. Una tesi, quella del suicidio, presa per buona dalla prima inchiesta. La famiglia Bergamini, non avendo mai creduto a questa tesi, era riuscita a produrre atti che portarono la Procura di Castrovillari, allora diretta da Eugenio Facciolla, ad aprire una nuova inchiesta che ha portato alla condanna in primo grado della donna. A parlare in aula anche gli avvocati di parte civile Fabio Anselmo, Silvia Galeone e Alessandra Pisa. Il processo tornerà in aula il 9 luglio per la discussione della difesa, rappresentata dagli avvocati Angelo Pugliese e Cataldo Intrieri, slittata dopo che inizialmente era stata fissata per l’11 giugno per via dello sciopero delle camere penali. Eventuali repliche e sentenza dopo l’estate.

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