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L’Abbac dopo l’ordinanza di De Luca: “Il provvedimento non apre tutte le strutture extralberghiere” Attualità Economia 

L’Abbac dopo l’ordinanza di De Luca: “Il provvedimento non apre tutte le strutture extralberghiere”

“L’ordinanza non riapre tutte le strutture ricettive extralberghiere della Campania”, è quanto scrive l’Abbac dopo il provvedimento regionale.

E il rischio di disimpegno per molti è fattuale, considerati i mancanti interventi normativi per le locazioni di abitazioni e incentivi a rinegoziazioni contrattuali. In tanti attendono tempi migliori e soprattutto prenotazioni che al momento non ci sono , se non sparute, essenzialmente legate ad un turismo interno o per esigenze familiari o di lavoro.

Senza un piano per il rilancio turistico, quel cartello Campania Sicura, resta solo una bella intenzione del legislatore regionale che al momento, confermano dall’Abbac, non ha ancora disposto alcun’azione di promozione turistica regionale e di incentivi verso quel possibile turismo di prossimità o straniero, se e come saranno riaperti entro i primi di giugno i confini regionali e nazionali.

La riapertura delle strutture extralberghiere non omogenea nelle variegate zone della regione, considerato morfologia ed esigenze territoriali.  Riaprire il bed and breakfast, la casa vacanza, l’affittacamere o l’agriturismo comporterà dei costi ( dai 200 ai 1000 euro)  che non potranno essere rimborsati, considerato che la gran parte delle strutture ricettive extralberghiere non sono imprese.

E chi lo è, tra gli affittacamere e case vacanze professionali ed agriturismi ( parte di azienda agricola)  deve concorrere  con migliaia di imprese, al click day di Invitalia che paga a rimborso di spesa sostenuta. Restano poi le responsabilità in materia di trattamento dei dati, sanitarie, per la misurazione della temperatura, dei costi vivi di dispositivi da avere come kit in dotazione, oltre a detergenti appositi e le prescrizioni in materia di distanziamento.

Cambia anche l’accoglienza con alcuni paradossi. Nell’ordinanza si dice che si  può usare il self ceckin ma per legge (alloggiatiweb e decreto sicurezza)  il gestore è costretto ad accertarsi della veridicità dei dati dell’ospite se coincide con i nominativi del prenotato, quindi deve materialmente incontrare il cliente ma deve poterlo a fare a distanza, quindi utilizzando un plexiglass di protezione alla reception.

La sanificazione delle chiavi è senz’altro un elemento non trascurabile, ovviabile con la dotazione di un accesso domotico alla struttura, con tastierino e rilascio codici alfanumerici e a tempo, ma che prevede comunque dei costi e anche problematiche non sempre risolvibili come per le autorizzazioni dei condomini che spesso non consentono di dotarsi di strumenti di accesso automatico per le porte comuni di ingresso.

Inoltre c’è il dato non trascurabile della misurazione della temperatura corporea, in estate con un arrivo trafelato, ci si potrebbe trovare con l’arrivo di un ospite che ha più di 37.5. L’ordinanza imporrebbe di trascrivere la temperatura del cliente, che a sua volta rivelerebbe dati personali che andranno trattati, inoltre ci si chiede se dovremo riservarci di accogliere l’ospite oppure no, che magari ha prenotato e già pagato la sua camera.

Come e chi comunica ai presidi sanitari Asl competenti per territorio, che l’ospite potrebbe avere il contagio? E come facciamo a tutelare gli altri clienti che usufruiscono loro malgrado di zone di contatto promiscuo, come corridoi, eventuali bagni in comune e porte di accesso spesso l’unica via di uscita e di entrata.

Preoccupazione anche per la somministrazione della colazione che è obbligatoria per i bed and breakfast e gli affittacamere con scia sanitaria integrativa, in questo caso andranno fatti dei vassoi, considerato che non si potrà consumare a buffet. Vi sono problematiche anche in merito ai collaboratori, con la responsabilità in parte diluita dai chiarimenti Inail.  Agostino Ingenito, presidente Abbac ha infine proposto che sia la Regione e i Comuni ad accogliere gli ospiti, deresponsabilizzando i gestori.

“Istituiscano dei ceck point del territorio, nei piccoli comuni è più facile, ma anche nelle città , potrebbe essere obbligatorio censirsi a precisi punti informativi, in cui l’ospite viaggiatore, denuncia il suo arrivo, effettua la profilassi indicata nelle ordinanze, e magari potrebbe usufruire di un servizio che oggi appare complicato ma necessario, per prenotare i propri turni in spiaggia piuttosto che verificare come raggiungere le località turistiche con una mobilità pubblica che funzionerà a scartamento ridotto e con precise prescrizioni di contingentamento”

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