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La Consulta boccia la legge “blocca ruspe” della Campania Cronaca Primo piano 

La Consulta boccia la legge “blocca ruspe” della Campania



La Consulta boccia la legge “blocca ruspe” della Campania, impugnata dal governo Gentiloni l’anno scorso. La sentenza relatrice Silvana Sciarra – è un colpo di spugna sulla norma promulgata nel giugno 2017, relativa alla conservazione degli immobili abusivi acquisiti al patrimonio dei comuni. Una scelta, all’epoca, fortemente voluta dal governatore Vincenzo De Luca. Per ora Palazzo Santa Lucia incassa il verdetto, ma annuncia battaglia in sede di conferenza Stato-Regioni. La norma e le linee guida. La legge dichiarata incostituzionale consentiva – non imponeva agli enti locali di ignorare l’ordine di demolizione della magistratura, affittando o vendendo le case illegali, anche agli autori degli abusi. La norma aveva innescato uno scontro senza precedenti tra la Regione e Palazzo Chigi. E contro la “blocca ruspe” si era mossa la galassia ambientalista, da Italia Nostra al WWF. A proporre ricorso erano stati anche i Verdi, il cui unico esponente nel consiglio regionale – Francesco Emilio Borrelli – aveva votato a favore della legge, accodandosi alla maggioranza. De Luca aveva risposto sfidando il governo. A febbraio la giunta aveva varato le linee guida della normativa, in barba al conflitto sollevato davanti alla Consulta. Con quelle, i comuni potevano aggirare le sentenze di demolizione «sempre che l’opera non contrasti con rilevanti interessi urbanistici, ambientali o del rispetto dell’assetto idrogeologico ». La delibera stabiliva pure i requisiti morali degli “occupanti di necessità” degli immobili: si escludevano dal beneficio i delinquenti abituali e i pregiudicati per una serie di delitti, tra i quali usura, rapina, estorsione. La pronuncia della Consulta. Ma la Consulta ribadisce che gli immobili abusivi, una volta entrati nel patrimonio dei comuni, devono essere abbattuti. «Solo in via eccezionale, attraverso una valutazione caso per caso spiega una nota della Corte – , possono essere conservati». Un principio fondamentale del “governo del territorio”, contenuto nel Testo unico sull’edilizia. Secondo i giudici, il legislatore statale «in considerazione della gravità del pregiudizio recato all’interesse pubblico» dagli abusi, ne impone la rimozione «in modo uniforme in tutte le Regioni». Quanto alla «possibilità di locare o alienare gli immobili acquisiti al patrimonio comunale a seguito dell’inottemperanza all’ordine di demolizione» la rendeva «un “esito normale”, ma così facendo violava il principio fondamentale della demolizione». Con la conseguenza, inoltre, di «intaccare e al tempo stesso sminuire l’efficacia anche deterrente del regime sanzionatorio dettato dallo Stato». Un complesso di norme che ruota proprio sugli abbattimenti, l’unico «esito normale ». Ma la legge della Campania aggravava il quadro. Infatti l’effettività delle sanzioni risulterebbe «ancora più sminuita – osservano i giudici – nel caso di specie, in cui l’interesse pubblico alla conservazione dell’immobile abusivo potrebbe consistere nella locazione o nell’alienazione dello stesso all’occupante per necessità responsabile dell’abuso. In tal caso, l’illecito urbanistico-edilizio si tradurrebbe in un vantaggio per il trasgressore».

 

Fonte La Città

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