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I giudici: “Antonio Anastasio non è un camorrista”, un anno di condanna con pena sospesa. Stangati Enrico Bisogni, Emanuele e Francesco Sessa Cronaca Primo piano Provincia e Regione 

I giudici: “Antonio Anastasio non è un camorrista”, un anno di condanna con pena sospesa. Stangati Enrico Bisogni, Emanuele e Francesco Sessa

Un anno di reclusione, con pena sospesa, per l’ex consigliere comunale di Pontecagnano Faiano Antonio Anastasio. A fronte di una richiesta di 5 anni formulata dall’antimafia di Salerno nel corso della requisitoria del pm Marco Colamonici. Per l’imprenditore, difeso dall’avvocato Michele Sarno, caduta anche l’aggravante mafiosa. “Non è un camorrista”. L’hanno stabilito i giudici del Tribunale di Salerno (presidente Gabriella Passaro, a latere Carlo Di Filippo e Rosa Maria D’Antuono) nella sentenza emessa questa sera.  Anastasio, che finì anche in carcere ma ora potrà di nuovo candidarsi, è stato condannato dolo per aver tentato di impedire a un consigliere comunale (Luigi Bellino) di esercitare il proprio diritto politico e far decadere l’allora sindaco di Pontecagnano Ernesto Sica. Il processo è quello denominato Perseo con arresti avvenuti nel 2016.  Condannato il “gemello” Enrico Bisogni a 25 anni di reclusione (stessa richiesta del pm): era uno dei promotori del gruppo di pestaggio dei “Guagliuni di Bellizzi”. 19 anni per per Emanuele Sessa (15 anni di reclusione la richiesta), 18 anni e 8 mesi per Francesco Sessa di Campagna (12 anni la richiesta), 5 anni e mezzo per Francesco Altieri di Eboli (9 anni la richiesta), sei mesi per Cira Iodice di Portici (3 la richiesta), stessa pena per carlo Della Corte (sempre 3 la richiesta). Assoluzione per gli altri imputati. L’accusa rivolta ai Bisogni e gli altri imputati riguardano una serie di minacce estorsive, anche violente, alcune lesive dell’integrità fisica delle vittime, rivolte ad alcuni operatori economici della Piana che operavano nel settore ortofrutticolo. L’inchiesta si aggancia alla precedente, ribattezza Omnia, sul racket all’azienda ortofrutticole che subirono le intimidazione del clan che imponeva i prezzi del trasporto e le ditte a cui bisognava rivolgersi. (ma.me.)

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