Fonderie Pisano, operai a rischio licenziamento: “Colpa di tutti”
Il futuro delle Fonderie Pisano a Salerno subisce una drastica frenata a causa della decisione degli uffici della Regione Campania di bloccare la Conferenza dei servizi. Lo stop al progetto green per la ripartenza della fabbrica di Fratte ha innescato la rabbia degli operai, mettendo in crisi le speranze di poter conciliare il diritto alla salute con quello al lavoro. Le recenti comunicazioni regionali hanno mutato radicalmente il quadro della vertenza. La Regione ha sospeso il riesame dell’Aia (Autorizzazione Integrata Ambientale), richiedendo all’azienda di presentare entro 30 giorni la documentazione sulla Valutazione di Impatto Ambientale (Via). Lo riporta La Città. Questo passaggio, come messo nero su bianco in una nota provinciale della Fiom Cgil guidata da Francesca D’Elia, sposta le scelte rivendicate dal sindacato a un periodo imprevedibile. Secondo le stime dei tecnici aziendali, i tempi per chiudere la valutazione potrebbero dilatarsi tra i 6 e i 9 mesi.
La riconversione green e l’attesa per il Mimit
L’iter sembrava ormai ripartito con la Conferenza dei servizi dello scorso 26 agosto. La proposta aziendale, accolta positivamente, prevedeva:
- La riconversione immediata dello stabilimento di Fratte con l’uso di forni elettrici.
- La completa dismissione degli impianti a carbone.
- L’impegno a investire in un’altra area idonea. Su questo fronte, le articolazioni sindacali si sono attivate presso il Mimit (Ministero delle Imprese e del Made in Italy), ottenendo un tavolo esclusivo sulla vertenza che è stato riconvocato per il 14 ottobre.
Il fattore tempo, tuttavia, non è più trascurabile. “Gli ultimi ammortizzatori disponibili scadranno il 31 ottobre”, avverte il sindacato, sottolineando l’assenza di soluzioni alternative per la conservazione dei posti di lavoro. Senza interventi celeri, il rischio concreto è il licenziamento di 100 lavoratori delle Fonderie. Per questo, la Fiom chiede un incontro urgente in Confindustria con la proprietà, ricordando che un epilogo drammatico porterebbe sia la firma dell’impresa sia quella delle istituzioni.





