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Fonderie Pisano, la proprietà: “Dalla Regione ulteriore allungamento tempi. Operai in mobilità” Attualità Primo piano Provincia e Regione 

Fonderie Pisano, la proprietà: “Dalla Regione ulteriore allungamento tempi. Operai in mobilità”



La Regione ha inoltre sospeso il procedimento di riesame dell’Aia, in attesa di ricevere la documentazione richiesta. Una decisione che, secondo la proprietà, rischia di determinare un ulteriore allungamento dei tempi, considerando che l’iter amministrativo per Via e Vinca potrebbe richiedere, viene sottolineato, tra sei e nove mesi.

La società ricorda di aver già presentato, lo scorso 16 settembre, tutte le integrazioni richieste nell’ambito della Conferenza dei servizi, dando attuazione al pronunciamento del Consiglio di Stato del 18 maggio e alle prescrizioni operative indicate dalla Conferenza del 26 agosto. Secondo la proprietà, la documentazione sarebbe finalizzata anche al superamento delle criticità relative alle BAT (Best Available Techniques) e al rispetto dei livelli emissivi prescritti.

Per le Fonderie Pisano, l’ulteriore richiesta della Regione rappresenterebbe «uno strumento dilatorio» che rischia di allungare ulteriormente i tempi per una decisione sulla ripresa dell’attività dello stabilimento.

La proprietà sottolinea inoltre che l’impianto potrebbe ripartire con il forno elettrico già presente nello stabilimento e già autorizzato, con una capacità produttiva pari a circa un decimo rispetto a quella prevista dalla precedente autorizzazione ambientale. Il progetto di riconversione prevede inoltre la modifica del sistema di fusione e un ulteriore potenziamento dei sistemi di filtrazione, con l’obiettivo di ridurre le emissioni ai valori richiesti.

«Prolungare ulteriormente l’incertezza significa condannare a morte la fonderia – sottolinea Ciro Pisano, amministratore delegato della Pisano & C. SpA –. Se non ci permettono di riprendere al più presto l’attività con il forno elettrico che è già pronto e autorizzato, non avremo più futuro e non avremo la possibilità di delocalizzare l’impianto perché un’azienda ferma perde commesse e mercato».

«Inoltre – aggiunge Pisano – i nostri 100 dipendenti, a fine ottobre, non avendo più alcun sussidio aziendale, dovranno essere messi in mobilità, con conseguenze nefaste per i lavoratori stessi e le loro famiglie».

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