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Fonderie Pisano, gli ambientalisti: “Non ci arrendiamo, chiederemo all’Arpac l’accesso agli atti” Attualità 

Fonderie Pisano, gli ambientalisti: “Non ci arrendiamo, chiederemo all’Arpac l’accesso agli atti”

“Apprendiamo da alcuni organi di stampa che, l’ordinanza pronunciata ieri a Roma sul ricorso in Consiglio di Stato che ha negato la sospensiva della sentenza impugnata riguardante il rilascio dell’Autorizzazione Integrata Ambientale per le Fonderie Pisano di Salerno, è stata quasi fatta passare come una vittoria schiacciante dell’opificio in questione sui cittadini della valle dell’Irno”, fa sapere l’Associazione “Salute e Vita” che con il presidente Lorenzo Forte aggiunge.  “Ben sapevamo che la sospensiva sarebbe stato difficile ottenerla, atteso che il tipo di ricorso che abbiamo proposto è incentrato sui vizi del procedimento osservato per il rilascio dell’AIA. Come il nostro legale, l’avvocato Franco Massimo Lanocita, ha dichiarato appena terminata la discussione, il nostro obiettivo, in questa fase, era la fissazione di un merito a breve, cosa che abbiamo ottenuto con una motivazione soddisfacente, ovvero “per valutare le complesse questioni che riguardano interessi ambientali rilevanti per la comunità che vive nella valle dell’Irno“. Tanto che è stata fissata a brevissimo l’udienza di merito della causa, ovvero il prossimo 22 settembre.

Ma la fase della sospensiva è solo uno stadio di prima e superficiale valutazione del danno, lasciando del tutto intatte le questioni giuridiche sollevate. Il Consiglio di Stato non si è ancora pronunciato sulle relazioni peritali dei professori Francesco Forastiere ed Annibale Biggeri, in cui si evince che l’inquinamento di metalli pesanti è specifico dell’attività delle fonderie e non collegato ad altre fonti inquinanti presenti sul territorio (come cava ed autostrada). Così come il Consiglio di Stato valuterà elementi più importanti, come l’inquinamento certificato dallo Studio SPES, prodotto dagli impianti siderurgici, che è un inquinamento non puntiforme, soprattutto quello del mercurio, che permane nel suolo per decenni, diffonde la sua nocività nelle generazioni future e, non essendoci stato alcun intervento di bonifica, persiste tutt’oggi.

Ricordiamo che solo nel 2018 l’ARPAC scrisse che i fumi prodotti dalle Fonderie Pisano rappresentavano un “pericolo esiziale“, dunque mortale, perché non filtrati e contenenti di tutto, per i lavoratori e la popolazione viciniori e che, quando la fabbrica è stata riaperta, è stato precisato che in quel momento, in cui lo stabilimento lavorava a regime di attività ridotta, il pericolo esiziale veniva meno e veniva prescritta la riapertura purché si lavorasse a “basso regime”, senza dare però alcun parametro, proprio perché non erano in grado di risolvere i problemi strutturali che avevano. Al momento delle ispezioni ARPAC oggetto dell’ordinanza, la fonderia era in funzione? Al massimo o al minimo della propria capacità produttiva? Per un’ora o per un’intera giornata?

Sempre in merito all’ARPAC di Salerno, ribadiamo che attualmente tre dirigenti e cinque dipendenti di questo dipartimento sono a processo con l’accusa di abuso d’ufficio e falso ideologico perché avrebbero redatto un report a conclusione di un’ispezione Aia alle Fonderie Pisano di Salerno, “affermando l’esistenza di circostanze contrarie al vero“, come scriveva il GUP nel decreto che li ha rinviati a giudizio. Non possiamo pertanto fidarci di un Ente che in passato ha commesso errori e mancanze di queste proporzioni e ricordiamo che a tutt’oggi sono decine le PEC che quotidianamente arrivano agli organi preposti ed hanno come mittenti cittadini esasperati dai miasmi insopportabili, assimilabili a metallo fuso, che provocano bruciori alla gola e agli occhi e persistono anche dopo essersi allontanati dalla zona delle fonderie.

Infine, sottolineiamo ancora una volta che l’Autorizzazione Integrata Ambientale delle Fonderie Pisano è stata rilasciata (ricordiamo, ad aprile 2020, cioè in pieno lockdown) senza la preventiva Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), che è un procedimento diretto ad accertarne la compatibilità ambientale. Perciò, per quanto ci riguarda, resta tutto aperto e nel frattempo chiederemo un accesso agli atti dell’ARPAC per avere il verbale completo dei funzionari che hanno proceduto ai prelievi”.

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