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Donne: quando il prezzo della libertà è la vita Italia e Mondo Lifestyle 

Donne: quando il prezzo della libertà è la vita

Tutto ha inizio il 13 Settembre con il primo omicidio commesso dalla polizia religiosa a Tehran. La 22enne Masha Amini passeggia per le strade della città con la famiglia quando viene fermata e portata al comando di polizia. Il motivo? Il velo indossato in modo scorretto. Questo basta per uccidere la ragazza che dopo 3 giorni di coma, a causa delle più indicibili violenze ricevute, il 16 Settembre cessa di vivere. Assurdo credere che sui verbali della polizia la causa del decesso risulta essere un infarto.

Il rito funebre di Masha ha accolto tantissime donne islamiche presenti in quel luogo che, mosse da un profondo dolore, hanno iniziato a scoprire il proprio volto e a tagliare le ciocche dei propri capelli. Questo è un segno di grave lutto nei paesi islamici…che questa volta si connota di un valore aggiunto: “Zhen, Zhian, Azadi“!

Donna, Vita, Libertà

“Donna, Vita, Libertà” sono le parole che iniziano, dopo il tragico lutto di Masha, ad accompagnare numerosi cortei in tutto il mondo, soprattutto in quei paesi islamici che accolgono le manifestazioni per mutarle in stermini di massa, politicamente corretti!

Alle urla in nome della libertà, la polizia religiosa risponde a suon di manganelli e solo a Zahedan sono state registrate 82 vittime in seguito ad una giornata di scontri. Eppure a turbare l’anima in questo momento è la consapevolezza che tali orrori ledono l’essenza del concetto stesso di libertà.

Da quella manifestazione, come effetto domino, susseguono altri omicidi che danno il via alla rivolta mondiale.

Emblematico è il caso di Nika Shakarami, la ragazza di 17 anni che insieme ai suoi amici il 20 Settembre, durante la protesta in Iran per l’uccisione di Masha, viene brutalmente colpita dalla polizia religiosa e portata al comando. La famiglia della giovane ragazza da quel giorno non ha più notizie della figlia ma dopo 10 giorni la famiglia viene convocata dalla polizia per il riconoscimento di Nika nell’obitorio di Kerhizak.

Il cranio della ragazza è ceduto a causa di un violento colpo dietro la nuca, conferma la madre. Ma anche questa volta la magistratura prende per vero i documenti redatti dalla polizia che vedono come causa del decesso la caduta da un palazzo nel quale la ragazza sarebbe entrata la sera stessa del 20 settembre e che 8 operai di quell’edificio il mattino seguente hanno ritrovato. 

Un ultimo caso di abuso di potere è di certo l’omicidio di Sarina Esmailzabeh. Un gruppo di amici a Karaj, dopo un corso di lingua inglese, si uniscono alle manifestazioni per l’uccisione di Masha. Sarina, sotto gli occhi degli amici ed insieme a tante altre giovani ragazze, viene violentemente colpita a manganellate dalla polizia religiosa. I primi a soccorrerla sono proprio gli amici che spostano il suo corpo dalla strada per condurlo nella casa di una signora poco distante dal luogo dell’incidente.

L’ambulanza, finita la manifestazione, raccoglie il corpo ormai primo di vita di Sarina. Il 23 Settembre le forze speciali dell’ordine hanno contattato per la prima volta la famiglia della vittima, invitandoli al cimitero il giorno stesso per celebrare il rito funebre oltre al riconoscimento. La madre di Sarina vede il suo volto e subito si rende conto che la causa del decesso, come confermato dagli amici il giorno prima, è un manganello.

Insieme contro gli abusi 

Ciò a cui stiamo assistendo ha dell’incredibile! L’opinione pubblica del mondo continua ad essere a lutto per la perdita di centinaia di donne islamiche che in questo momento vengono ancora picchiate, violentate e uccise, per motivi politici, economici e culturali, solo perchè protestano a favore della loro stessa libertà, della loro stessa vita.

Nella storia umana non abbiamo mai assistito ad uno scempio simile. Ciò che indigna di più è che tutto questo sembra non voler cambiare mai. Non potrà mai cambiare fin quando ad urlare saranno solo le voci mute di tante donne obbligate con la violenza a nascondersi dietro un velo. Ma la voce di 7,96 miliardi di persone FORSE può fare la differenza.

Tagliare ciocche di capelli dal vivo in trasmissioni televisive per fare audience o montare video che riprendono il medesimo gesto per inoltrarlo nel mondo di internet non basta. Questo è il momento storico adatto per vincere una guerra aperta contro l’abuso del potere politico che oggi compie azioni illegali che recano danno alla dignità umana e che privano la donna di libertà. 

 

 

 

 

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